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A gna Ciddra e a guardia campestri PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 22 Dicembre 2012 16:28
A  gna Ciddra e a guardia campestri 
A gna Ciddra e la guardia campestri..jpg - 95.55 Kb
Quando il caffè in chicchi iniziò a scarseggiare, a partire dagli inizi del XIX secolo si sviluppò un vero e proprio mercato di surrogati di notevoli dimensioni. Il caffè di cicoria e il caffè di malto ottenuto da malto di orzo e di segale divennero i principali concorrenti del vero caffè ed entrambi i prodotti sostituirono il caffè durante i pasti quotidiani della popolazione rurale e della popolazione cittadina più povera. L’uso del caffè di cicoria divenne, come detto, tanto diffuso che persino lo Stato si interessò del problema ed, in fase di assestamento di bilancio, istituì una tassa. Il successore di Sella, Marco Minghetti, perseguì una politica di risanamento, facendo approvare, tra le tante, una nuova tassa sul dazio di importazione sulla cicoria, surrogato del caffè. La tassa sulla cicoria e sugli altri surrogati del caffè, dunque, fu imposta con la legge 3 giugno 1874, n.1950 e applicata col 1° settembre del medesimo anno. Con legge 2 aprile 1886, n. 3754, fu elevata da lire 30 a lire 50 al quintale. Pertanto, comprare il surrogato del caffè, significava per il consumatore pagare anche la tassa, cosicché, a Za Ciddra, cosa pensò bene di fare? Evadere la tassa non comprando il surrogato del caffè bello e confezionato e fabbricarselo da sola.
A za Ciddra era una donna che non aveva paura di nessuno anche perché fisicamente era più forte di un uomo, andava a zappare e metiri in campagna affrontando il duro lavoro dei campi come se nulla fosse. Era sposata, ma u su Turiddu, suo marito, era comu si dice “ nuddru miscatu cu nenti “ ma non perché fosse unu chi era sciarratu cu travagghiu, ma era soverchiato dalla personalità da za Ciddra che, però, all’esterno ci portava e ci faceva portare rispetto.
A za Ciddra, dunque, come già accennato, il surrogato di caffè se lo faceva lei, non solo per usi familiari propri, ma anche per gli altri, barattandolo con uova, noci, mandorle, olio, aceto, vino, ecc. Ma anche il sarto ed il falegname, quando le facevano qualche lavoro, li ricambiava con il caffè di Cicoria della za Ciddra.
Dicono che avesse un segreto che non volle mai rivelare a nessuno, stà di fatto che la si vedeva sempre in giro a tempo di cicoria a raccogliere la piantina. Lei utilizzava solo le radici delle piante raccolte in campagna. Eliminava le foglie e, dopo averle lavate molto bene e più volte, le immergeva in d'acqua e le strofinava con le mani cambiando molte volte l'acqua fino a quando questa risultava limpida. Successivamente con un grosso coltello le tagliava e le lavava ancora una volta. Poi le metteva nelle cannizze al sole ad asciugare e dopo essere ben asciutte le frantumava grossolanamente nel mortaio. Dopo questa operazione le distendeva nelle teglie e le infornava in modo da tostarle.
Una volta tostate, le macinava nel macinino o le ripestava nel mortaio e, così,   il caffè prodotto lo conservava in alcuni vasetti a chiusura ermetica. Forse aggiungeva qualche altro ingrediente, ma rimase sempre un mistero.
A za Ciddrà, quindi, era sempre in giro a raccogliere cicoria, elemento essenziale per la sua produzione ed un giorno venne raggiunta da una guardia campestre, che ammonì a za Ciddra di raccogliere la cicoria.
Za Ciddra…u sapemu tutti chi fini fa sta cicoria.! ‘Nto paisi si lamentano tutti, perché non trovano più cicoria nelle campagne!
La za Ciddra rispose!
Mastru jachinu cu ssa divisa ca purtati nun faciti scantari a nuddu! Iu nun rubbu a nuddu e perciò itivinni e lassatimi cogghiri!
La guardia campestre rispose:
Za Ciddrà vui diciti can ‘un arrubbati ma sti campagni nun appartennu a vossia!
U sacciu…ma la cicoria nasci sula e grazia di Diu! Perciò itivinni e facitimi travagghiari.
La guardia campestre la guardò di malo modo e rispose:
Per ora mi nni vaiu ma la cosa nun finisci accussì!
Dopo alcuni giorni la guardia campestre si recò a casa della za Ciddra e vide che lungo la strada c’erano stesi decini di cannizzi con la radice di cicoria stesa ad asciugare al sole.
La za Ciddra lo vide arrivare e gli andò incontro dicendo:
Puru l’aiutanti vi purtastivu?! Chi vuliti? Itivinni!
Gna Cidda, in nome della legge vi dobbiano sequestrare i cannizzi!
La gna Cidda rispose:
Ma cu siti vatri? Mancu si vennu i carrubineri mi fannnu scantari!
Cosi dicendo entrò in casa e prese una vecchia lupara che se l’avesse usata sicuramente gli sarebbe scoppiata tra le mani e si affacciò dicendo: 
Itivinni a si nno vi sparu!
La guardia campestre ed il suo aiutante, si guardarono in faccia ed alla svelta tagliarono la corda e a gambe elevate se ne andarono.
All’indomani arrivarono i carabinieri e l’arrestarono, così, la gna Ciddra andò a finire in carcere e venne condannata per aver minacciato con mano armata le guardie campestri e per aver svolto un’attività che danneggiava le casse dello Stato.
Totò Mirabile
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Ultimo aggiornamento Sabato 29 Dicembre 2012 10:05
 

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