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Il circo equestre a Chiusa Sclafani PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 22 Dicembre 2012 16:51
Il circo equestre a Chiusa Sclafani.
A volte mi rendo conto che ritornare alle origini significa non averle mai lasciate e forse di non volerle mai lasciare. Ognuno ha una storia fatta di tanti tasselli e volerla raccontare dipende solo da noi stessi. Io voglio raccontarla scegliendo di raccontare questi  tasselli,  tentando di descrivere i canti, i rumori e le  atmosfere di un  Circo Equestre,  creato apposta per i piccoli paesi dell’entroterra siciliano che spesso arrivava a Chiusa Sclafani. Il circo veniva quasi ogni hanno e montava il suo tendone a Piazza Castello, oppure nella zona della pineta prima che ci crescessero gli alberi. Era spettacolare vedere arrivare la carovana di camion trainanti i carrozzoni, dove nel loro interno abitavano gli artisti. Stabilito con le autorità comunali dove potersi piazzare, iniziavano a innalzare il grande tendone circolare e tutt’intorno parcheggiavano i loro mezzi, lasciando libera la parte dell’ingresso abbellita ed accogliente. Il circo a Chiusa Sclafani si fermava per quasi un mese, però, alcuni anni, ricordo che in Piazza Castello, un circo rimase per molto tempo e gli artisti, quasi quasi erano diventati pure loro chiusesi. Il circo è sempre stato un simbolo, oltre che una scelta di vita, di immagine e trasgressione per tutti gli artisti ed era un luogo di svago per gli spettatori, un luogo di follia e di divertimento. Ricordo il clown, le belle ragazze con le gambe lunghe e con gonnelline tanto corte da mostrare le belle e formose gambe, rilasciando visioni inquietanti. Il circo equestre, era maggiormente seguito per le attrazioni dei numeri di bravura con i cavalli, con gli animali feroci o esotici, specialmente tigri, leoni, elefanti, e orsi, opportunamente ammaestrati per compiere esercizi di grande effetto che erano la gioia di noi ragazzini. Rimanevamo a bocca aperta quando arrivavano le esibizioni dei giocolieri e degli acrobati. Tipici del circo erano i trapezisti, che volteggiavano sospesi a incredibili altezze, spesso senza rete di protezione, e gli intermezzi comici affidati ai pagliacci o clown. Comico, acrobata, musicista e fantasista, il clown era l’artista più importante nel circo, diventandone quasi il simbolo. Queste forme di spettacolo venivano tradizionalmente allestite da compagnie itineranti, che si spostavano di città in città con i loro carrozzoni in cui, come detto, alloggiavano gli artisti e gli animali. Gli artisti del circo spesso si tramandavano il mestiere da padre in figlio, infatti, molti ragazzini già lavoravano nel circo esibendosi in esercizi e numeri acrobatici abbastanza difficoltosi. Un fatto che merita essere raccontato è quello che spesso recitavano lavori teatrali famosi a puntate, in modo che il pubblico era invogliato a ritornare al circo ogni sera per conoscere il seguito dell’opera teatrale ed un nuovo spettacolo diverso di quello della sera di prima. La fine degli anni sessanta vide l’inizio della crisi. Da un lato la concorrenza della televisione e del cinema, dall’altro il dilagare dei luna park, ed infine l`urbanizzazione che costrinse gli spettacoli viaggianti a dover sostare nelle aree periferiche della città o del paese, a volte difficili da raggiungere per l’intasamento del traffico cittadino,  furono le cause del fallimento dello spettacolo circense e, così, il piccolo circo equestre scomparve definitivamente. Soltanto i grandi continuarono la loro attività nelle città, dove l’afflusso degli spettatori era ed è numeroso e, pertanto, chi vive nei piccoli paesi come Chiusa Sclafani se vuole portare i propri figli al circo è costretto a recarsi nelle grandi città. “Persi così il fascino di assaporare l’arrivo delle carovane e lo spettacolare innalzamento del grande telone circolare del circo equestre”.
Totò Mirabile.
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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Dicembre 2012 16:52
 

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