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Innoccenzo da Chiusa PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 22 Dicembre 2012 16:56
Innoccenzo da Chiusa.
Oggi 15 dicembre, ricorre l'anniversario della morte del Venerabile Innocenzo da Chiusa Sclafani, le cui reliqiue riposano nella Chiesa Madre e potete trovare notizie sul mio libro “ La Storia di Chiusa Sclafani “  inserito nel sito web: www.chiusasclafanionline.pinogeraldi.it
nacque in Chiusa nell’ anno 1557, del 1° Novembre, da Salvatore Caldarera, ed Antonia Violino Costa. Essendo il settimo, di quell’umile famiglia, morto il padre, andò a servizio di un signorotto a guardare gli armenti; all’età di nove anni, dopo aver ascoltata la predica di un frate decise di ritirarsi a vita religiosa. Gli venne una notte in sogno un frate, il quale gli disse di andare vestito come lui, scalzo e povero. A questo punto Vincenzo convinto della sua vocazione andò nel convento di S. Vito dove solo ufficiosamente fu ammesso a far parte dell’ordine dei Frati Francescani. Subito dopo, perse purtroppo il favore iniziale e dopo circa cinque mesi cadde ammalato. Ripresosi, dopo avere rifiutato un matrimonio portatogli da uno zio, ritornò al convento di S. Vito e da questo andò al convento di Cammarata, in provincia dì Agrigento e in questo convento iniziò il noviziato. Durante il noviziato, Vincenzo venne tentato da alcuni novizi ad abbandonare il convento, ma Vincenzo non riuscendo a decidersi fu abbandonato dai suoi compagni che giorni dopo se ne andarono. Vincenzo addolorato di quanto successo andò in chiesa ai piedi di un crocifisso per pregare e sollevato lo sguardo vide scaturire da quelle piaghe vivo sangue. Un’altra volta, essendo andato una notte in chiesa, provando ad accendere le candele, il demonio gliele smorzò tra le mani. Innoccenzo non si dette per vinto ed invocando Dio ritornò nella sua cella con una candela accesa.
Allora il demonio gli scagliò una pietra per ucciderlo, ma egli sempre invocando Dio rimase incolume. Alla fine del noviziato i suoi confrati dovevano esprimere il loro giudizio, i quali avevano già deciso di giudicare Vincenzo negativamente, infatti, venuto il primo ministro al convento, tutti concordarono di dimettere Vincenzo.
Vincenzo cominciò a piangere per il dolore e ritiratosi in Chiesa si mise a pregare la Madonna.
La Madonna gli rispose: “ Stattene pure allegro e non dubitare, perchè tu sei sotto la mia protezione e domani prenderai i voti.
Il P. Ministro che si trovava a passare dalla Chiesa udì e vide tali cose e commossosi ne parlò l’indornani a tutti i confrati.
Vincenzo venne, così, ammesso nella comunità, proferendo i tre voti di povertà, ubbidienza e castità.
Correva l*arnno 1580 il giorno dell’Immacolata Concezione. Svolgeva i lavori più umili e per ben 24 anni camminò sempre a piedi scalzi, non gustò carne, nè minestra e nessun cibo cotto, soltando pane e formaggio e nei giorni di quaresima erba cruda e qualche oliva.
Dormiva appoggiato a una scala di legno e posando la testa sopra un rozzo tronco e tre volte al giorno si flagelIava.
Per 36 anni portò sulle spalle due pesanti catene di ferro e quando per ubbidienza dovette togliersi le catene, indossò un cilizio intessuto di setole di maiale, che corrodendogli le carni, gli spuntarono poi delle enormi piaghe dalle quali scaturivano un brulicame di vermi che Innoccenzo non toglieva per maggiormente soffrire.  
Un giorno trovatosi ospite in casa Giampaolo Durante, segretario del Re, nella città di Messina, fù invitato a pranzo, ma egli mangiò di tutto quel ben di Dio soltando un pò di verdura ed una cipolla.
Tutti, infatti, gli avvenimenti della vita di Vincenzo furono un ripetersi di fatti che testimoniano la coerenza con la scelta fatta.
Infatti, la fama di tanta santità giunse perfino al Papa Clemente VIII che fece venire a Roma e dopo averlo sottoposto ad attento esame lo tenne in grande venerazione.
Anche il Papa Paolo V, Gregorio XV ed Urbano VIII gli mostrarono grande stima.
Infatti, Gregorio XV, aggravatosi fortemente, ricevette la visita del Servo di Dio; che le diede conforto, riferendogli che Sant’Anna gli aveva impetrata dal Signore la grazia della guarigione.
Infatti, il Papa guarì, e a titolo di riconoscenza dichiarò festivo il giorno di Sant’Anna.
Anche ad Urbano VIII predisse il pontificato e tre mesi prima di morire affermò che sarebbe morto prima del Santo Natale.
Infatti, il 15/12/1631, all’età di 74 anni, passò ad altra vita.
La fama del Servo di Dio si sparse ovunque, non solo in Sicilia ed in Italia, ma persino in Spagna e in Germania.
Si fecero giustamente i processi ordinari portati a termine felicemente.
Successivamente si fece richiesta a Innoccenzo XI, poi ad Alessandro VII per l‘introduzione della causa presso la Santa Sede Apostolica, e vennero esaudite.
La sua tomba si trova nella chiesa di San Francesco a Ripa in Roma, a destra entrando nella seconda colonna.
( tratto: A.M. Da Vincenza - dal libro pubblicato ” Vita del Ven. Servo di Dio Innoccenzo da Chiusa”).
Un fatto importante che deve essere qui riportato, anche se già trattato, è il Santo Volto.
Nel 1623 egli ottenne da sua Santità Gregorio XV, e mandò a Chiusa col suo fratello Frà Diego, il veneratissimo Santo Volto, che fu consegnato, con atto del 21 settembre 623 not. Orazio Catalanotto, al Rev. P. Guardiano del convento di San Vito, in presenza delle più alte autorità del paese, fra le quali il principe Sig. Lorenzo Cardona, e fu custodito gelosissimamente nel convento medesimo, fino alliniqua soppressione degli Ordini religiosi, cioè fino al 1868.
Affidato poi alla custodia del Rev.mo Sig. Arciprete Don Nicola Zito, con atto del 16/12/1870, Notaio Giuseppe Cultrera.
Il Santo Volto fu poi conservato da cento anni in qua nella matrice e successivamente, dopo il terremoto del 1968 venne trasferito nella Chiesa di S. Maria Assunta.
( A.Palmeri da: il vostro parroco e la vostra matrice, addì 20 Giugno 1970).
Totò Mirabile
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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Dicembre 2012 17:01
 

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