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La cicogna chiusalina PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Domenica 23 Dicembre 2012 08:35
La cicogna chiusalina.
La leggenda della cicogna più famosa, tra le storie sulla maternità, che porta i bambini risale alle origini dell’umanità e nasce presso le popolazioni centro-europee, quando la cicogna era un uccello molto diffuso, che faceva il nido sopra ai tetti delle case e più precisamente nei camini, perché da essi saliva il calore.
Spesso ci si chiede perché si associa la nascita di un bimbo con l'arrivo della cicogna. Perché proprio la cicogna?
La tradizione della cicogna che porta i neonati deriva da tempi nei quali l'uomo viveva una vita semplice, a contatto con la natura.
La cicogna, per il suo nido, preferiva i comignoli da dove saliva il calore del riscaldamento e che veniva accesso solo in rare occasioni, fra le quali la nascita di un neonato.
Fu, dunque, l'osservazione popolare a notare questo particolare, cioè, che la cicogna sceglieva sempre i caldi camini delle case, accesi proprio per riscaldare l’ambiente  dove era nato un bimbo da poco.
Questo fatto fece sì che si associasse la cicogna alla nascita di un bambino e che fosse proprio questo uccello a portarli. In realtà era semplicemente il calore che sprigionava il tetto della casa ad attirarle, ma la fantasia popolare ha costruito questa storia, tra l'altro bellissima e che fu la risposta semplice da dare ai bambini più grandicelli quando chiedevano come nascessero i bambini.
 “Mamma, come nascono i bambini?” Questa è la classica domanda che i bambini fanno appena iniziano ad essere un po’ più grandicelli, per cercare di capire come sono nati; davanti a questa domanda, di solito, la mamma narra la storia della cicogna.
Si può, quindi, dedurre che il mito della cicogna, che tiene con il becco un fagotto con dentro un bambino, si basa su un grosso equivoco. Così, semmai sono i bambini a portare le cicogne e non il contrario!
Pertanto, l'arrivo di questo uccello era considerato di buon auspicio per i contadini che facevano i primi raccolti in primavera, quando le cicogne, al ritorno dall'Africa, cercando il luogo più adatto per nidificare, si stabilivano nelle nostre zone.
Ora Vi nni cuntu una! Una sula, però! Aviti a sapiri ca quannu avìa a nasciri me soru Biniditta "Bina" natri stavamu a la Madunnuzza. Perciò, me patri mi purtò a dormiri nni me za Cuncetta e iu cu ccu putia dormiri?! Cu me cuscinu Totò Di Giorgio, u figghiu di me parrinu Marianu! Unu a la testa e l'avutru a li pedi. Però, natri ddrà nuttatta ‘un putiamu dormiri. Un putiamu pigghiari sonnu. Ma no’ picchi c'era puzza di peri fitusi, ma picchì aviamu na curiosità. Perciò, nottitempu, nni susemu e niscemu fora a l'ammucciuni. E sapiti ‘unni ninniemu? A la Madunnuzza, picchì aviamu a vidiri arrivari la cicogna! Pezzi di passuluna chi 'unn’eramu avutru! U capistivu? Vuliamu vidiri arrivari la cicogna e stesimu ddrà ammucciati finu a matinu! Ma quali cicogna avìa arrivari!? 'Unn'arrivò nuddu! E accussì nni emu a ritirari ‘ncasa pi dormiri, prima chi quarcunu s'avissi addunatu c'aviamu statu fora. Lu ‘nnumani quannu s'arruspigliamu, sappimu c'avia nasciutu me soru! Nni taliamu ‘nta la facci comu du scimuniti e po’ emu a la Madunnuzza pi vidiri s'era veru. Era veru! Avìa nasciutu!
Ancora oggi quando m’incontro con mio cugino Totò Di Giorgio, appena ci vediamo, prima ancora di salutarci, ci diciamo: “Cuscì… ma comu 'un si nn'addunamu”!
Totò Mirabile
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Ultimo aggiornamento Domenica 23 Dicembre 2012 08:38
 

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