top
logo

Chi è online

 18 visitatori online

Archivio Museo


La trazzera PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 22 Dicembre 2012 17:01
La trazzera.
Le strade sterrate di campagna (Trazzere) fino ad un secolo fa ricoprivano come una enorme ragnatela il territorio siciliano e vi transitavano i pellegrini, i contadini, i cavalieri, i carri, le carrozze e gli animali.  Eppure, questi bellissimi percorsi immersi nel verde, stanno rapidamente scomparendo nell’indifferenza generale, senza nessuna tutela, com’è già avvenuto negli ultimi cinquant’anni per gran parte dei sentieri e delle mulattiere di campagna. Occorre dire che camminare su una strada di questo genere, dopo che avesse piovuto, non era cosa facile perché, prima che il sole l’asciugasse del tutto, si potevano trovare lunghe e profonde pozzanghere che impiegavano diversi giorni ad asciugare. Purtroppo, con l’avvento delle macchine, per renderle più compatte, si cominciò a deturparle, ricoprendole con uno spesso strato di pietrisco, che stravolse il senso dei luoghi e la funzione dei percorsi.
Da queste “trazzere” strade di campagna si diramavano tanti piccoli “Violi” viottoli che non erano altro che dei stretti sentieri che conducevano alle proprietà private dei contadini.
E proprio un “Violu” di questi divenne il pomo della discordia tra lo Zu Vanni e lo Zu Liboriu.
Lo zu Vanni aveva un “Locu” a la “Vaddraviti” coltivato ad olive, invece che a vigna, a cui si poteva accedere attraversando la proprietà dello Zu Liboriu.
Guarda caso, il “Violu” tagliava in due il podere, proprio per fare un tragitto più corto ed arrivare prima al podere dello Zu Vanni. Lo Zu Liboriu, dovendo recintare il proprio podere, spostò il “Violu” al confine della proprietà; ma così facendo, lo Zu Vanni doveva fare un percorso molto più lungo e più pericoloso, perché era a strapiombo sulla vallata. Quindi, lo Zu Vanni, rompeva la “frenza” e seguitava a passare, per come aveva sempre fatto, attraverso la proprietà dello Zu Liboriu, per accedre nel suo “Locu”.
Un giorno lo Zu Liboriu s’arrabbbiò e affrontò lo Zu Vanni:
Zu Vanni… vossia l’havi a finiri di fari li so porci comudi! Di nni mia nun ci havi a passari cchiù! Iu recintai tuttu u locu pi metticci li vacchi a pasciri! A vossia chi ci costa fari lu giru?
Lo Zu Vanni si avvicinò con il fucile in spalla, lo portava sempre così, forse per averlo pronto per sparare subito a qualche lepre o a qualche coniglio nel caso gli fossero passati a tiro.
Zu Liboriu, vossia comu arraggiuna? Stu violu havi na vita ca c’è e ci arresta!  Iu nun pozzu girari ‘ntunnu pi fari vui li vostri porcicomidi!
Lo Zu Vanni insisteva cercando di persuaderlo fino a quando lo Zu Liboriu prese il fucile e glielo puntò contro dicendo:
Iu haiu passatu sempri di ccà e sempri ci passu e stamu attenti chi parru na vota sula!
Lo Zu Vanni rispose:
Vossia si fa forti picchì teni sta scupetta manu, ma a mia nun mi fa scantari.
Quel giorno meno male che la discussione finì lì, perché stava prendendo una brutta piega.
Dopo alcuni giorni si vide lo Zu Vanni con cartucciera al cinto e fucile nuovo a spalla.
Lo Zu Vanni riparò la “frenza” e chiuse il suo podere e, quando arrivava lo Zu Liboriu, per intimidirlo, sparava un colpo in aria, in modo che lo Zu Vanni fosse costretto a passare per il nuovo sentiero. In sua assenza,però, lo Zu Liboriu rompeva la “frenza” e passava per il vecchio “violu” e quando arrivava nel suo “locu” sparava un colpo di fucile in aria. Continuarono, così, per tantissimi anni, facendo il gioco dell’armiere, che aveva trovato due grandi consumatori di cartucce di fucile, come dire: tutto ha un prezzo.
Totò Mirabile
vai a capo
Ultimo aggiornamento Sabato 22 Dicembre 2012 17:03
 

bottom