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Li levatrici di Chiusa Sclafani PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 22 Dicembre 2012 17:03
Li levatrici di Chiusa Sclafani.
Il pensiero vola a ritroso e si posa in un periodo quando i bambini li portava la cicogna e di conseguenza andando avanti solo di pochi anni soffermarsi su quella figura che aiutava la partoriente a far nascere la sua creatura e cioè alle “levatrici” di un tempo, a quelle donne che assistevano le giovani madri del posto. In un primo tempo queste donne erano chiamate “mammane”  e cioè quando ancora si partoriva in casa, quando i bambini venivano fasciati, quando le famiglie erano numerose e l'illuminazione era affidata ai lumi a petrolio, quando nell'ambiente domestico si conviveva con l’asinello e le galline, se non con il maiale, l’opera delle mammane si dimostrava veramente provvidenziale. Ma la levatrice era una figura di riferimento importante in ogni comunità. Conosceva da vicino ogni famiglia e rappresentava una guida rispetto alla salute in generale, oltre che a quella procreativa, nell’intero arco della vita, la sua presenza veniva vissuta come quella di una professionista, ma anche di una guaritrice e di una confidente. Quanti bambini hanno fatto nascere, quante donne hanno salvato! Allora il loro lavoro, la loro missione, veniva compensata con l’autorevolezza e la considerazione della gente, che le metteva sullo stesso piano del sindaco, del parroco, del maresciallo dei carabinieri, del medico condotto e del farmacista del paese. Tracce antiche di una civiltà contadina che resteranno sempre visibili allo specchio della modernità. Ricordo che a Chiusa Sclafani c’erano due ostetriche donna Nuzzenzia e donna Rusiddra che abitava nella salita ospedale ed udite, udite udite, proprio donna Rusiddra fu l’ostetrica che aiutò mia madre a partorire quando io venni alla luce, un bambino (pacioccone sin da allora) di quattro chili. Il loro lavoro si svolgeva, com'era previsto a quel tempo nelle case. Partorire in ospedale era un evento rarissimo anche perché erano lontani e non facilmente raggiungibili. In tanti anni  di servizio, donna Nuzzenzia e donna Rusiddra, come le chiamavano la gente, hanno assistito alla nascita di quasi tutti i bambini del paese. Il rispetto e la riconoscenza delle persone per le due ostetriche era talmente tanto che tutti le consideravano quasi un “membro aggiunto dalla famiglia” e come forma di rispetto le chiamavano aggiungendo prima del nome “Donna”. Però, la professione con l'avvento delle Asl, è sicuramente cambiata. Oggi l'ostetrica non va più nelle case delle persone, ma ciò che non è cambiato è l'amore verso questo lavoro, che donna Nuzzenzia e donna Rusiddra definivano “una vocazione” la difficile “missione” di aiutare i bambini a nascere.
Un particolare curioso che voglio ricordare è che tra le due levatrici c’era però una sorta di rivalità ed i paesani si rivolgevano a loro a seconda anche delle loro disponibilità. Donna Nuzzenzia era una signora di bell’aspetto, gentile e molto professionale, mentre donna Russiddra era signorina e lasciava un po’ a desiderare. Lei non era tanto curante dell’abbigliamento ed andava vestita con abiti di poco conto.
Non so se corrisponde a verità, si sparse in giro la voce, che alcuni nottambuli la vedevano spesso uscire di notte per riempire l’acqua,  solamente avvolta  da un lenzuolo bianco, tanto da essere scambiata per un fantasma. Però da ragazzino, a me non incuteva paura, forse perché sapevo che era stata lei la levatrice che aiutò mia madre a farmi nascere, e quando la incontravo mi avvicinavo sempre a lei e la salutavo e, così, lei mi regalava una caramella.
Chi può aver paura della propria madre? Nessuno! Tanto più della “mammana”, della levatrice che ci accolse nelle sue mani al nostro primo vagito.
Totò Mirabile.
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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Dicembre 2012 17:05
 

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