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Santu Nofriu pilusu e l’acqua maritata PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 22 Dicembre 2012 17:10
Santu Nofriu pilusu e l’acqua maritata.
Don Tanu era il parroco di un piccolo paese di montagna, dove gli abitanti si conoscevano tutti e dove  ogni cosa che succedeva si diffondeva velocemente,  tanto che tutti erano aggiornati di qualsiasi fatto.
 Quella mattina, camminava avanti e indietro, senza che si potesse dare pace, dentro la fredda sacrestia della chiesa, in quel mattino di un gelido inverno che non si era mai visto. Era seriamente preoccupato perché dall’acquasantiera, che provvedeva puntualmente a riempire la mattina, spariva l’acqua benedetta prima che fosse sera e proprio per la preghiera del vespero, chi entrava in chiesa attingeva la mano nell’acquasantiera ma trovava la sgradita sorpresa di rimanere  con la mani asciutte.
Cosicché,  alcuni fedeli mormoravano:
Ma chi fa patri parrucu… sparagna puru ‘nta l’acqua?! Iu u dicìa ca chissu è un pezzu di tirchiu! Puru i cannili astuta prestu!
Ognuno faceva le proprie considerazioni:
Ma quannu mai! Patri parrucu havi un cori splendidu! Chi diciti!? Tri voti a lu jornu ci fa passari la mappina ‘nchesa e poi calau puru lu prezzu di li seggi…Di deci liri li scinniu a cincu liri e pi junta arriala puru lu santinu di  Santu Nofriu lu piusu!
Dopo aver pensato e pensato decise di chiarire la questione con i fedeli durante la messa del mattino e giunto al momento della predica disse:
Qui c’è da risolvere un mistero! Sparisce l’acqua benedetta e non capisco come ciò possa avvenire!
L’acqua nun basta e nun arriva di la matina  a la sira! Ma chi faciti vi la viviti?
Dal fondo della chiesa, Jachinu, un giovane mezzo ritardato, rispose:
Parrì chi fa scherza? L’acqua maniata di tutti …nuddu si la bivi!
Segui una risatella di tutti, che patri parrucu, don Tanu, subito smorzò dicendo che non c’era niente da scherzare; ma in realtà cosa succedeva?
Era in uso alla fine del secolo XIX e all'inizio del secolo XX, ricorrere a dei rimedi curiosi per far sì che un giovane si innamorasse di una ragazza. Quando, sia la ragazza che la propria famiglia vedevano in un giovane "un bonu partitu", venivano adottati questi sotterfugi specie se non si faceva avanti da solo e si cercava in tutti i modi di convincerlo "ad innamorarsi" anche a costo di ricorrere a dei filtri magici. I rimedi venivano suggeriti da “una magara" o da "un magaru" che naturalmente richiedevano un certo corrispettivo, oltre ad un regalo extra, se "l'innamoramento" sarebbe riuscito. I rimedi erano tanti, però, in questo caso a ‘gna Saridda a fattucchiera consigliava a tutti il più semplice e cioè quello di far bere al ragazzo un bicchiere di acqua "maritata", cioè di acqua benedetta, da prelevare in chiesa da quella in cui i fedeli intingevano,appunto,  le dita per farsi il segno della croce.
Però,  il filtro andava completato mescolando a questa miracolosa acqua, qualche goccia di brodo di lucertola ed una sola goccia di sangue, prelevato dall'anulare sinistro della ragazza.
Ecco perché spariva l’acqua benedetta della chiesa, perché la ‘gna Saridda, senza che la vedesse nessuno, entrava in chiesa e immergendo la quartaredda nell’acquasantiera la riempiva e se la portava via.
Però nessuno, pur sebbene il paese fosse piccolo, riuscì mai a capire come sparisse l’acqua e tutti credettero  ad una voce messa in giro e, cioè, che Santu Nofriu lu pilusu ogni giorno si dissetava a quella fonte benedetta e che aiutasse le ragazze a trovar marito.
Santu Nofriu lu pilusu
Sant’Onofrio peloso
iu vi prego di ccà gliusu
io Vi prego da quaggiù
vui na grazia m’ati a fari
voi una grazia mi dovete fare
un maritu m’ati a truvari
un marito mi dovete trovare.
Totò Mirabile.
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Ultimo aggiornamento Sabato 22 Dicembre 2012 17:12
 

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