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Scritto da Totò Mirabile   
Sabato 26 Febbraio 2011 12:07

Salvatore Vernaci

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Curriculum
Nato a Chiusa Sclafani (Palermo) il 6 ottobre 1939 da Vernaci Rosario e da Martorana Antonia. Ha studiato il ginnasio presso il Seminario Arcivescovile di Monreale, il liceo classico a Corleone. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo. Vive e risiede a Messina.
E’ Avvocato, iscritto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Messina.
E’ stato Segretario generale in vari Comuni.
E’ stato Commissario Straordinario della Regione Siciliana presso il Comune di Biancavilla (CT). Vittoria (RG), Nizza di Sicilia (ME);, Antillo (ME); Scaletta Zanclea (ME); Oliveri (ME). In atto è Assessore al Comune di Giardini Naxos.
E’ stato Esperto amministrativo del Presidente della Provincia regionale di Messina, del Commissario Straordinario del Comune di Messina e di Sindaci di diversi Comuni
Ha ricoperto l’incarico di dirigente di alta specializzazione dell’Amministrazione Provinciale di Messina con gli incarichi di:
Dirigente della Pubblica Istruzione e Formazione Professionale;
Dirigente responsabile dell’Osservatorio del mercato del lavoro
Creatore e Dirigente del Centro per l’Impiego della Provincia di Messina
Segretario del CPS (Consiglio Provinciale Scientifico delle Riserve e del Patrimonio)
E’ stato Presidente provinciale dell’ASACEL (Associazione Amministratori EE.LL.) di Messina
E’ stato Direttore Generale dell’Istituzione per i Servizi sociali del Comune di Messina
E’ autore di specifiche pubblicazioni inerenti il settore amministrativo, quali:
- Ordinamento degli Enti Locali nella Regione Siciliana.- Ed. EDAS (giunto alla 10° edizione)
- Manuale del Consigliere Comunale, Provinciale, Circoscrizionale. Ed. EDAS
- Inventario dei beni patrimoniali comunali e provinciali. Ed. EDAS
- Nozioni ed elementi di diritto Costituzionale ed Amministrativo.Ed. EDAS
- Il Cantoniere. Ed. EDAS
- Il Vigile Urbano in Sicilia. Ed. EDAS
- Temi di Diritto Amministrativo.
- Domande e risposte di Ordinamento Enti Locali. Ed. EDAS
- Test psicoattitudinali e bilanciati di cultura generale.- Ed. Ciranna & Ferrara
- Test per il reclutamento nell’Arma dei Carabinieri. Ed. Ciranna & Ferrara
- Test per sottoufficiali nell’Arma dei Carabinieri. Ed. Ciranna & Ferrara
- Test per allievo finanziere.- Ed. Ciranna & Ferrara
- Test per il concorso a Vigile Urbano. Ed. Ciranna & Ferrara
- Test per agente ausiliario nella Polizia.- Ed. Ciranna & Ferrara
E’ collaboratore di importanti riviste amministrative, quali “L’Amministrazione Italiana”, “Comuni di Italia”, “Giurisprudenza Amministrativa Siciliana”, “Il Vigile Urbano”, ecc.
E’ autore altresì di libri di saggistica e di storia delle tradizioni locali:
- “C’era una volta...” che ha vinto il 1° Premio letterario Nunzio Giordano Bruno – IX Edizione - Messina
- “Spizzico”
- “Il Caso” (Commedia), premiato dall’Associazione arte e Folclore di Sicilia con sede in Catania,
- “Indovinelli siciliani”
- Il dono della vita
Ha scritto libri di storia locale:
- Storia del Comune di Itala
- Storia del Comune di Scaletta Zanclea

 

» Famiglia Busacca, Architetti, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

Famiglia di architetti, originaria di Ficarra (Messina), il cui capostipite Paolo (noto tra il 1602 e il 1611), dopo aver lavorato nel cantiere di S. Maria del Bosco di Calatamauro, a fianco dell'architetto lombardo Antonio Muttone, si trasferì a Chiusa per attendere alla fabbrica del monastero olivetano di S. Leonardo. Il figlio Giuseppe senior, nato nel 1592, eseguì il progetto della chiesa di S. Caterina, a tre navate divise da colonne con archi centrici e con prospetto ancora di matrice gaginesca. Da Giuseppe nacquero Giacomo (1637) attivo a Giuliana (monastero della SS.Trinità) e a Sciacca (Cattedrale), e Domenico (1645), autore, con i figli Giuseppe e Antonio, del bel prospetto barocco della chiesa di S. Maria Assunta di Chiusa Sclafani, ove l'uso della colonna tortile e la concezione compositiva d'insieme rimandano a prototipi di Paolo Amato. Domenico fu attivo anche a Sambuca e a S. Margherita Belice, mentre il figlio Giuseppe junior (noto tra il 1714 e il 1717), fu oltre che lapicida anche stuccatore di cultura serpottesca, ma più vicino a Vincenzo Messina (decorazione della navata della chiesa di S. Sebastiano a Chiusa Sclafani). L'ultimo dei Busacca, Giovanni, detto Vanni, continuò la tradizione famigliare, (restaurò fra l'altro, il palazzo Filangeri di Cutò in S. Margherita Belice), ma ha affidato il suo nome soprattutto alla cronaca nera per il classico delitto d'onore ordito ai danni di un signorotto del luogo che aveva sedotta, e abbandonata, la sorella Annamaria. La comunità di Chiusa Sclafani ha dedicato una via ai Busacca, ove esisteva l'abitazione di questa famiglia di artisti, la quale, sotto la spinta dell'ondata controriformistica, mutò con forme di nuova e più ricca monumentalità il volto della cittadina feudale dei Gioeni-Colonna.

» Giuseppe Riccio, Giureconsulto, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

E’ nato nel 1374. Fu dottore in utriusque juris. Pubblicò, in due volumi, i trattati Dei pubblici giudizi (Panormi, 1643), nei quali affrontò l'esame delle dottrine penali dominanti in Sicilia e in altri Stati, come c'informa anche il Gaudioso, che l'inquadra"nell'ambiente storico della scienza giuridica italiana, seguace del mos italicus". Viene ricordato anche dal Mongitore nella sua biblioteca Sicula pubblicata nel 1707 elencando le opere poetiche del Riccio, in gran parte dedicate al suo mecenate Marc'Antonio V Colonna di Paliano, principe di Castiglione, marchese di Giuliana e conte di Chiusa, tra le quali: la tragicommedia Le fortunate disavventure ( 1647); le tragedie La rosa ( 1649) e La vita ( 1655); Idilli sacri e Morali; Il Purgatorio ( 1657); il dramma musicale La luce imbrunata (1657). Fu accademico del Liceo Palermitano dei Reaccesi. E’ morto nel 1459.

PIETRO RUZZOLONE, Comune di Chiusa Sclafani (PA)

Nacque nel 1484 e sembrerebbe originario di Chiusa, non si hanno però prove certe ma in Chiusa vi si trovano alcune sue opere: San Nicola, Santa Caterina, Madonna col bambino. Una nota caratteristica é che in Chiusa esiste una contrada chiamata “U Ruzzuluni” e proprio nella zona della chiesa di S. Rocco.Tutto ciò fa presupporre, appunto, che Pietro Ruzzolone fu tanto noto in Chiusa da avere intitolata anche una contrada.

» Famiglia Lo Cascio, Scultori, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

Celebre famiglia di scultori in legno attiva tra il cinque e il seicento, il cui capostipite Silvio è documentato nel 1542 a Palermo, in relazione con Giacomo Pernaci (o Vernaci), uno dei membri della famosa famiglia di intagliatori palermitani. Il figlio Marco, nato a Giuliana nel 1523 (ma detto anch'egli da Chiusa), sposò una tale Giulia Floreno in data 14 febbraio 1543, dalla quale ebbe due figli: Silvio junior, nato nel 1557, e Vincenzo, nato nel 1572. Silvio junior è documentato sino al 1603, anno del suo ultimo testamento. I Lo Cascio si resero famosi, nella storia dell'arte in Sicilia, oltre che per la fattura di statue lignee a carattere devozionale, d'impianto gaginesco, per l'esecuzione di "macchine" lignee processionali di gusto manieristico e spagnoleggiante, spesso arricchite di rilievi prospettici di ascendenza rinascimentale fiorentina. La prima opera documentata di Marco Lo Cascio è il perduto coro ligneo della Cattedrale di Agrigento, eseguito tra il 1568 e il 1573 assieme a Domenico Rasca "fabri lignari". Altra opera documentata di Marco è la vara lignea della Vergine Annunziata di Castronovo di Sicilia, su commissione dell'Universitas, ed eseguita in essenze di pioppo, salice e tiglio. Sempre a Castronovo, Marco Lo Cascio eseguì, nel 1588, assieme al figlio Silvio, il gruppo ligneo di S. Giorgio e il drago, secondo l'iconografia tradizionale. Tale opera è stata replicata dai maestri di Chiusa anche per Sambuca di Sicilia. Altro lavoro documentato di Silvio junior è la statua di S. Lorenzo (1600) della chiesa eponima di Caltabellotta (oggi in S. Agostino), raffigurato in abito diaconale, d'un bell'aspetto giovanile, con la palma del martirio nella mano destra e con un libro trattenuto al fianco con la mano sinistra. I Lo Cascio da Chiusa intrattennero rapporti culturali, oltre che con la città di Palermo (allora regno dei Gagini), con la vicina cittadina di Giuliana, che con la presenza degli stuccatori Ferraro e dei pittori Santoro e Buttafoco, costituiva nella Sicilia del`500 una vera e propria capitale artistica. Essi ebbero il merito, altresì, di aver dato vita in Chiusa ad una scuola d'intagliatori locali, di buon livello artistico, cui appartenne anche il Benedetto Marabitti.

Innoccenzo Caldarera, Comune di Chiusa Sclafani (PA)

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nacque in Chiusa nell’ anno 1557, del 1° Novembre, da Salvatore Caldarera, ed Antonia Violino Costa. Essendo il settimo, di quell’umile famiglia, morto il padre, andò a servizio di un signorotto a guardare gli armenti; all’età di nove anni, dopo aver ascoltata la predica di un frate decise di ritirarsi a vita religiosa.Gli venne una notte in sogno un frate, il quale gli disse di andare vestito come lui, scalzo e povero.A questo punto Vincenzo convinto della sua vocazione andò nel convento di S. Vito dove solo ufficiosamente fu ammesso a far parte dell’ordine dei Frati Francescani.Subito dopo, perse purtroppo il favore iniziale e dopo circa cinque mesi cadde ammalato.Ripresosi, dopo avere rifiutato un matrimonio portatogli da uno zio, ritornò al convento di S. Vito e da questo andò al convento di Cammarata, in provincia dì Agrigento e in questo convento iniziò il noviziato. Durante il noviziato, Vincenzo venne tentato da alcuni novizi ad abbandonare il convento, ma Vincenzo non riuscendo a decidersi fu abbandonato dai suoi compagni che giorni dopo se ne andarono.Vincenzo addolorato di quanto successo andò in chiesa ai piedi di un crocifisso per pregare e sollevato lo sguardo vide scaturire da quelle piaghe vivo sangue.Un’altra volta, essendo andato una notte in chiesa, provando ad accendere le candele, il demonio gliele smorzò tra le mani.Innoccenzo non si dette per vinto ed invocando Dio ritornò nella sua cella con una candela accesa.Allora il demonio gli scagliò una pietra per ucciderlo, ma egli sempre invocando Dio rimase incolume.Alla fine del noviziato i suoi confrati dovevano esprimere il loro giudizio, i quali avevano già deciso di giudicare Vincenzo negativamente, infatti, venuto il primo ministro al convento, tutti concordarono di dimettere Vincenzo.Vincenzo cominciò a piangere per il dolore e ritiratosi in Chiesa si mise a pregare la Madonna.La Madonna gli rispose: “ Stattene pure allegro e non dubitare, perchè tu sei sotto la mia protezione e domani prenderai i voti.Il P. Ministro che si trovava apassare dalla Chiesa udì e vide tali cose e commossosi ne parlò l’indornani a tutti i confrati.Vincenzo venne, così, ammesso nella comunità, proferendo i tre voti di povertà, ubbidienza e castità.Correva l*arnno 1580 il giorno dell’Immacolata Concezione. Svolgeva i lavori più umili e per ben 24 anni camminò sempre a piedi scalzi, non gustò carne, nè minestra e nessun cibo cotto, soltando pane e formaggio e nei giorni di quaresima erba cruda e qualche oliva.Dormiva appoggiato a una scala di legno e posando la testa sopra un rozzo tronco e tre volte al giorno si flagelIava.Per 36 anni portò sulle spalle due pesanti catene di ferro e quando per ubbidienza dovette togliersi le catene, indossò un cilizio intessuto di setole di maiale, che corrodendogli le carni, gli spuntarono poi delle enormi piaghe dalle quali scaturivano un brulicame di vermi che Innoccenzo non toglieva per maggiormente soffrire.Un giorno trovatosi ospite in casa Giampaolo Durante, segretario del Re, nella città di Messina, fù invitato a pranzo, ma egli mangiò di tutto quel ben di Dio soltando un pò di verdura ed una cipolla.Tutti, infatti, gli avvenimenti della vita di Vincenzo furono un ripetersi di fatti che testimoniano la coerenza con la scelta fatta.Infatti, la fama di tanta santità giunse perfino al Papa Clemente VIII che fece venire a Roma e dopo averlo sottoposto ad attento esame lo tenne in grande venerazione.Anche il Papa Paolo V, Gregorio XV ed Urbano VIII gli mostrarono grande stima.Infatti, Gregorio XV, aggravatosi fortemente, ricevette la visita del Servo di Dio; che le diede conforto, riferendogli che Sant’Anna gli aveva impetrata dal Signore la grazia della guarigione.Infatti, il Papa guarì, e a titolo di riconoscenza dichiarò festivo il giorno di Sant’Anna.Anche ad Urbano VIII predisse il pontificato e tre mesi prima di morire affermò che sarebbe morto prima del Santo Natale.Infatti, il 15/12/1631, all’età di 74 anni, passò ad altra vita.La fama del Servo di Dio si sparse ovunque, non solo in Sicilia ed in Italia, ma persino in Spagna e in Germania.Si fecero giustamente i processi ordinari portati a termine felicemente.Successivamente si fece richiesta a Innoccenzo XI, poi ad Alessandro VII per l‘introduzione della causa presso la Santa Sede  Apostolica, e vennero esaudite.La sua tomba si trova nella chiesa di San Francesco a Ripa in Roma, a destra entrando nella seconda colonna. tratto: A.M. Da Vincenza - dal libro pubblicato ” Vita del Ven. Servo di Dio Innoccenzo da Chiusa”).Un fatto importante che deve essere qui riportato, anche se già trattato, è il Santo Volto.Nel 1623 egli ottenne da sua Santità Gregorio XV, e mandò a Chiusa col suo fratello Frà Diego, il veneratissimo Santo Volto, che fu consegnato, con atto del 21 settembre 623 not. Orazio Catalanotto, al Rev. P. Guardiano del convento di San Vito, in presenza delle più alte autorità del paese, fra le quali il principe Sig. Lorenzo Cardona, e fu custodito gelosissimamente nel convento medesimo, fino alliniqua soppressione degli Ordini religiosi, cioè fino al 1868.Affidato poi alla custodia del Rev.mo Sig. Arciprete Don Nicola Zito, con atto del 16/12/1870, Notaio Giuseppe Cultrera.Il Santo Volto fu poi conservato da cento anni in qua nella matrice e successivamente, dopo il terremoto del 1968 venne trasferito nella Chiesa di S. Maria Assunta.( A.Palmeri da: il vostro parroco e la vostra matrice, addì 20 Giugno 1970).

» Nicola Basco, Poeta e Grammatista, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

Letterato insigne, nativo di Chiusa, morto, forse a Palermo, nel 1605. È lodato dal Mongitore che lo dice"nelle umane lettere versatissimo". Insegnò per 35 anni a Palermo e scrisse in italiano un Trattato sull’arte metrica e sugli accenti (Palermo, 1600). Fu anche autore di diverse poesie in lingua, accolte nell'antologia Rime di diversi belli spiriti (Palermo, 1572), e in dialetto, edite nel secolo XVII. Scrisse anche il De verborum constructione cum exceptionis super singulis quibusque regulis (Panormi, 1600), opera originale al cui testo unì il Trattato metrico in italiano. La navigazione per le montagne di Sicilia, I trofei dell’asino.

» Leonardo De Naso, Pittore, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

Visse fra la fine del XVI e i primi del XVII secolo. Si sa, infatti, che nel 1582 s'impegnò per cinque anni come garzone nella bottega di Giuseppe Alvino detto il Sozzo a Palermo. Subito dopo seguì il suo maestro a Trapani, dove, insieme al Bazzano , iniziò i lavori per la Gancia carmelitana e l'annessa Chiesa di San Filippo. Data la sua origine potrebbe essere di sua mano il completamento della tela raffigurante la Madonna del Rosario e i Santi Domenico, Antonio, Giacomo e Onofrio eseguita per l'altare maggiore della Chiesa di Santa Caterina a Chiusa Sclafani, datata 1600 e commissionata all'Alvino

GIUSEPPE CHIARA - Comune di Chiusa Sclafani (PA)

 Padre Giuseppe Chiara nacque il 16 ottobre 1602 (salvo errore) nel nostro paese, da ragguardevole famiglia, che nei suoi anni giovanili entrò nella Compagnia di Cesù.Diede esempio di pregare virtù religiose e fece parte del l’eroico drappello di Missionari che, promosso dal Ven. Mastrillo, dietro una chiara visione di S. Francesco Saverio,  partì per le Indie e dopo aver sofferto persecuzioni, fame, sete e peripezie di ogni genere, si spinse verso le immense regioni della Cina e del Giappone.ui il nostro eroico concittadino subì il martirio per la fede. cristiana.I selvaggi gli trafissero la gola con due spade e lo abbandonarono a lenta agonia ed a crudelissima morte verso l’anno 1640.( A. Palmeri da: il vostro parroco e la vostra Matrice addì 20 giugno 1970).

» Benedetto Marabitti, Scultore, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

Nativo di Chiusa, che lasciò da giovane e non vi tornò mai più. Ideò e fece costruire nella Chiesa di Santa Caterina la cappella della santa scolpita in alabastro. Scultore in legno d'origine romana attivo a Chiusa nel sec. XVII, come si evince dal "rivelo" del 1623, il cui status famigliare annovera la moglie, di nome Maria, ed una figlia, e dal quale si ricava il possesso di una casa "solerata" nel quartiere di S. Rocco. Benedetto ebbe anche un figlio, di nome Lorenzo, il quale sposò Lucrezia che generò Benedetto junior, il quale intraprese la carriera notarile. È stato ipotizzato che il grande scultore palermitano Francesco Ignazio Marabitti sia discendente dei Marabitti di Chiusa."I legami di parentela sono suffragati dal fatto che anche due dei fratelli maggiori di Francesco Ignazio (1719-1797), il principale esponente dei Marabitti di Palermo, portavano i nomi di Lorenzo e Benedetto", (A. G. Marchese).Tra le opere documentate di Benedetto Marabitti, partecipe della scuola dei Lo Cascio, pur con esiti a volte altamente personali, si ricordano: Madonna col Bambino e S. Domenico (1630), gruppo ligneo della chiesa del SS. Rosario di Giuliana (perduta); Tronetto del SS. Crocifisso in legno dorato, nella chiesa di S. Caterina a Chiusa Sclafani (firmata:Totius operis autore Benedicto Marabit); Bara processionale del SS. Crocifisso di Palazzo Adriano, eseguita nel 1639 in legno di salice e toccata in oro, di gusto tondo-manieristico.

CLEMENTE DE MARTINO - 

Abate dell’ordine Olivetano e generale visitatore in Sicilia, diresse il suo quarto monastero del Bosco, da quel di San Leonardo, nella patria sua molto meritando, ebbe cura con più magnificienza fabbricarlo. Presso le mura nel 1624 è mentovato dal Pirri.

D0N R0CC0 TAGLIARINI

 Arciprete e Parroco della Matrice per ben 19 anni e precisamente dal 1709 al 1728.Sebbene nativo di Prizzi, va ricordato oltre che per il fatto di essere stato arciprete a Chiusa, deve essere ricordato anche la sua opera di sacerdote espletata in un periodo molto burrascoso.Infatti, nel 1713, in seguito ad atti di prerotenza esercitati dal Governo del tempo sul Vescovo di Agrigento Mons. Francesco Ramirez, che fu persino sacrilegamente espulso dalla sua sede,  fu lanciato l’interdetto in tutta la diocesi di Agrigento dal Papa Clemente XI.Perciò, ebbe molto da soffrire il nostro arciprete D. Rocco Tagliarini, che dopo tante vicessitudini, andò in esilio a Roma, e dopo il 1728 lasciò la nostra parrocchia, perché trasferito a Prizzi, suo paese natale.Anche a Prizzi però non potè rimanere tranquiìlo, infatti, dopo aver molto sofferto, morì in Palermo il 25 marzo del 1734.Il nostro paese, ai tempi di don Rocco Tagliarini, apparteneva in quel tempo alla diocesi di Agrigento e perciò fu pure sottoposto all’interdetto pontificio, che fu prolungato fino al 719. ( A. Palrneri – op.citata )Abate dell’ordine Olivetano e generale visitatore in Sicilia, diresse il suo quarto monastero del Bosco, da quel di San Leonardo, nella patria sua molto meritando, ebbe cura con più magnificienza fabbricarlo. Presso le mura nel 1624 è mentovato dal Pirri.

» Giuseppe Fiorenza, Sacerdote e Patriota, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

E’ nato l' 1 marzo 1806. Fu un irriducibile repubblicano e partecipò ai moti antiborbonici del `48, a causa dei quali fu arrestato e messo in prigione nella fortezza del Castellammare di Palermo. Raccontò in seguito i suoi patimenti nel giornale «Il Cittadino». Nelle elezioni per il Parlamento Siciliano (1848), il Fiorenza fu eletto deputato per il distretto di Bisacquino, ma con la restaurazione borbonica fu costretto a riparare in esilio (maggio 1849), muovendosi tra Genova e Firenze. Dopo l'Unità d'Italia, si stabilì a Palermo, ove ottenne la cattedra di Diritto Canonico presso l'Università. Autore di vari saggi letterari, tra cui il De latinis oratoribus post Ciceronis obitum, Fiorenza si cimentò anche nella traduzione dal francese dell'Encyclopédie di D'Alembert e Diderot. E’ morto a Palermo l' 1 ottobre 1873.

» Melchiorre Marchese, Sacerdote, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

E’ nato nel 1829 e viene ricordato principalmente come architetto autodidatta (progettò il ponte di San Carlo e il mulino dello Stretto, oggi centrale idroelettrica di S.Carlo) e come plastificatore di figure da presepe (Presepi in terracotta della chiesa di S. Caterina). In collezione privata a Chiusa Sclafani si conservano pure alcune statuette (Il cavadenti, Il guerriero antico) ed un murale (Lo Sposalizio della tergine). Le sue opere sono caratterizzate da vivace realismo, cura anatomica e sensibilità cromatica. E’ morto nel 1914.

DON VINCENZO BONDI’

 Arciprete e parroco della Matrice per ben 22 anni e predisamente dal 1836 al 1908.Fu il fondatove della confraternita del SS. Volto verso l’anno 1905, così come fu l’iniziatore della festa e della processione del Santo Volto. ( A. Palmeri - op. citata ).

DON NICOLO’  ZITO Comune di Chiusa Sclafani (PA)

Arciprete della Matrice per ben 38 anni e precisamente dal 1838 al 1876. Si occupò molto dello studio della teologia e si interessò anche delle scienze biologiche.  ( A. Palmeri – Op. citata ).

BALDASSARE SURDI Comune di Chiusa Sclafani (PA)

Nato a Chiusa Sclafani il 27/I2/1852 da Tommaso e da Margherita Di Giuseppe e morì a Roma il 12/06/1952. La sua arte ( non possiamo esserne certi ) si può scoprire tra la stesura di un libro eseguito dall’Idrus e pubblicato ed illustrato dal Surdi a Roma nel 1885 (appunti).

» Giuseppe Reina, Letterato, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

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E’ nato a Palermo il 2 dicembre 1884, figlio di Francesco Reina medico condotto in Chiusa Sclafani. Studiò a Bivona (Agrigento) e a Palermo, ove conseguì la laurea in Gurisprudenza (1908). Partecipò alla Grande Guerra, col grado di capitano, combattendo sull'Isonzo e sul Carso.Tre volte ferito, fu per tre volte decorato di medaglia d'argento al valor militare e con la Croce al milite di guerra. Fu Provveditore agli Studi prima a Trieste e poi in Sicilia. Membro, dal 1929, del Consiglio superiore dell'educazione nazionale, partecipò alla riforma pedagogica di Giovanni Gentile e si adoperò pure per l'assolvimento dell'obbligo scolastico a 14 anni. Fu anche consigliere nazionale della Dante Aligheri e presidente onorario all'Università Popolare di Trieste. Contestualmente alla sua opera di educatore svolse intensa attività letteraria, godendo dell'amicizia di Luigi Pirandello. Scrisse 40 novelle, edite su vari giornali («II piccolo» di Trieste; «Il tempo»; «II Resto del carlino»; «La Tribuna»); un diario di guerra Noi che tingemmo il mondo di sanguigno; racconti per l'infanzia (Compare Sonetto e Compagni); due commedie in dialetto siciliano (Don Angilu Sciabulazza e Schetti vecchi), rappresentate con successo dalla Compagnia Marcellini. Giuseppe Reina morì a Palermo il 17 febbraio 1945, lasciando un'eredità di affetti che dura tutt'oggi. La comunità di Chiusa Sclafani gli ha intestato la locale Scuola Media Statale.

» Francesco Falco, Musicista, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

Di origini napoletane, è nato a Laviano (Na) nel 1897, naturalizzato chiusese, dopo aver conseguito il Diploma in Tromba e in Direzione di Banda presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, fece diversi spettacoli in America con orchestre di musica classica e leggera. Nel 1929 il maestro falco arrivò a Chiusa Sclafani per dirigere la locale banda musicale, che portò ad un grado di perfezione estrema, privilegiando i solisti piuttosto che la massa artistica e contando su un vasto repertorio. Sotto la direzione del Maestro Falco la banda di Chiusa Sclafani raggiunse il “massimo splendore”, vincendo vari premi in concorsi dopolavoristici provinciali ed eseguendo in diretta, per la radio di Stato, concerti di grande successo. II 16 maggio 1938, la banda di Chiusa Sclafani partecipò al Convegno bandistico nazionale tenutosi a Roma in occasione dello storico incontro tra Benito Mussolini e Adolf Hitler, guidata dal grande direttore d'orchestra e compositore palermitano Gino Marinuzzi. Autore di varie composizioni per banda, Francesco Falco strumentò anche alcune partiture di Raffaele Caravaglios,Angelo DeVirgiliis e Luigi De Razza. E’ morto tragicamente nel 1964, in un incidente stradale sulla via di Palermo, assieme alla moglie Emanuela Vuolo di Chiusa, che aveva sposato in seconde nozze.

GIUSEPPE CATALDO MANCUSO

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 Nacque a Chiusa Sclafani il 21 settembre dell’anno 1903.Intorno all’anno 1942 fu richiamato alle armi per la guerra d’Albania e catturato dai tedeschi fu deportato in un campo di concentramento, dove il 18 giugno 1944 all’età di 37 anni morì. Scrivendo dal campo, diceva alla famiglia e ai suoi cari che desiderava quello che loro la notte di Natale davano ai gatti. Della sua opera letteraria rimangono dei saggi modesti di qualità artistica: “Cusuzzi leggi” e “ Intime “.Le prime sono poesie d’amore, mentre le seconde sono sempre delle poesie d’amore, dalle quali però traspare una nota originale di pessimismo ( appunti ).

» Ignazio Sgarlata, Sacerdote e poeta, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

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E’ nato il 7 ottobre 1917. Fu educato in famiglia ai valori cristiani e della cattolicità, ebbe a modello di vita il padre Domenico. All'età di 19 anni soffrì molto per la morte della madre. Sentendosi chiamato alla vita sacerdotale, entrò a 13 anni nel Seminario arcivescovile di Monreale e fu ordinato prete il 7 giugno 1941. Durante la guerra lavorò a Chiusa Sclafani e venne nel 1944 chiamato a Monreale dove insegnò letteratura italiana nel ginnasio liceo e diresse la Schola cantorum del Seminario. Nella cittadina normanna fu anche Rettore della Chiesa annessa all'istituto del Sacro Cuore di Gesù. Il suo ingegno versatile lo portò a vivere profondamente l'esperienza dell'arte e delle lettere. La narrativa, la musica, il teatro e la poesia erano i campi creativi dov'egli operò. Pubblicò novelle, articoli, racconti e bozzetti su «La buona semente», su «La Voce del Seminario», e altri periodici. Alla musica diede numerose composizioni, sopratutto nel campo della lirica. Nacquerò così inni, composizioni liturgiche, il melodramma Tarcisio. Musicò anche alcune liriche di Monsignor Giuseppe Petralia. Fu fra i primi autori a musicare una messa in italiano, a seguito del cambiamento della lingua latina nei testi liturgici. Scrisse pure molte poesie che rivelarono il suo animo sensibile. Nel 1991 la Parrocchia S. Nicolò di Bari di Chiusa Sclafani pubblicò un volume che riunisce molte delle sue poesie e dei suoi racconti. Morì a Monreale il 17 marzo 1980.

» Camilla Lo Cascio, Pittrice, Comune di Chiusa Sclafani (PA) 

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E’ nata il 22 novembre 1919 a Palermo, da genitori chiusesi. Fu allieva di Antonio Guarino all'Accademia di belle arti di Palermo e si è distinta in particolare nell'acquaforte. Ha partecipato, nel 1938, al concorso femminile del Ritratto in Pittura di S. Remo, presentando il Ritratto di Rosa Denaro; nel 1945, al Palazzo de L'Ora di Palermo, tenne una personale nell'ambito della Camerata degli Artisti, diretta da Federico De Maria. Nel 1946, col Ritratto del padre, partecipò alla prima Biennale Mediterranea d'Arte (Galleria d'Arte Moderna, Palermo). Nel 1947 partecipò, assieme alla sorella Lilly, al Concorso di località tipiche Siciliane organizzato da Pippo Rizzo, l'iniziatore del movimento futurista in Sicilia. Tanto l'opera di Camilla che della sorella Lilly, è legata in gran parte al luogo d'origine della famiglia Lo Cascio, cioé Chiusa Sclafani, di cui hanno colto, con policromia solare, gli aspetti sia paesaggistici che socio-antropologici. Non va dimenticata, inoltre, l'attività filantropica delle sorelle Lo Cascio espletatasi principalmente nel potenziamento dell'Opera Pia Casa della Fanciulla di Chiusa Sclafani. E’ morta il 9 aprile 1970.

ROCCO BONDI’

 Visse nella prima metà del secolo XX, di nobile famiglia, con il titolo di Marchese di Campo Rotondo. Studioso di storia italiana pubblicò i suoi scritti sul Giornale di Sicilia e L’Ora.  Delle sue opere ricordiamo “ Le origini di Chiusa, La Chiesa di San Sebastiano,_Figure del passato, Conte Matteo Sclafani, Castelli Saraceni, Adragna e Comicchio”. Scrisse anche: “ Nicola Peralta, Castello di Giuliana e Cristia. Fu sindaco di Chiusa Sclafani intorno al 1950e durante la sindacatura si adoperò per rifare la vecchia facciata della matrice ( appunti ).

» Stefano Migliore, Magistrato, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

E’ nato a New York, il 15 giugno 1922, da genitori di Chiusa Sclafani. Dopo aver frequentato le scuole elementari in Usa, si é trasferito, con i familiari, nel paese d'origine. Conseguita la maturità classica a Palermo nel 1941, si é iscritto alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, conseguendo la laurea dopo l'interruzione degli studi dovuta alla chiamata alle armi. Conseguì, successivamente, anche la laurea in Scienze Politiche e Sociali e vinse i concorsi per la carriera diplomatica, per il notariato e per la magistratura, optando per quest'ultima. Fu assegnato al tribunale di Sciacca, poi alla pretura di S. Margherita Belice ed infine al tribunale di Palermo, ove prestò servizio fino al pensionamento . È stato chiamato a dirigere il secondo maxi-processo alla mafia, svolgendo la sua professione in maniera encomiabile e chiudendo la carriera come presidente Onorario della Corte di Cassazione. Stefano Migliore é morto a Palermo il 7 giugno 1996

» Vincenzo Bondì, Francescano, Comune di Chiusa Sclafani (PA) «

E’ nato il 16 dicembre 1948 da Francesco e da Maria Trapani. Entrato nel 1964 nel Collegio di S. Maria del Giglio di Sciacca, completò gli studi classici a Messina ove pure frequentò l'istituto Teologico S.Tommaso, dei Padri Salesiani. Compiuto l'anno di Noviziato ad Assisi, professò i voti temporanei nel 1973 e quelli solenni nel 1977. Il 19 agosto 1978 fu ordinato sacerdote nella chiesa di S. Maria Assunta della città natale. Ricoprì, dal 1982, la carica di rettore del Santuario e poi, dal 1992, quella di Definitore provinciale e Maestro di formazione dei chierici e giovani studenti. L'attività religiosa di Padre Bondì a Calvaruso è stata sostanziata anche da varie iniziative a carattere socio-culturale, che vanno dalla direzione del giornale «Eco del Santuario », alla mostra regionale dei mini presepi, al commento di una singolare Via Crucis allestita presso il medesimo Santuario, ad uno studio filologico sul Crocifisso di Calvaruso, che lo restituisce a Frate Umile da Petralia. Autore anche di una raccolta di poesie, in lingua e in vernacolo, edita postuma con il titolo Piccoli fiori, padre Vincenzo Bondì è venuto a mancare prematuramente, il 9 luglio 1999, presso l'ospedale Ferrarotto di Catania, e la sua salma tumulata nel cimitero di Chiusa Sclafani, nella tomba riservata ai sacerdoti.

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Ultimo aggiornamento Sabato 19 Novembre 2011 19:36
 

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