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Emanuele Caldarera PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Martedì 28 Gennaio 2025 09:38

Prof. Emanuele Caldarera

Il Prof. Emanuele Caldarera nacque a Chiusa Sclafani il 30.11.1905 e morì a Palermo il 21.04.1962. Fu un illustre chirurgo,

allievo del Prof. Latteri. Esercitò per molti anni l’attività di chirurgo e di medico nella clinica universitaria di Sassari, Pisa, Messina e Palermo. Svolse per lungo tempo l’attività anche nel suo paese natio.

Egli fu un chirurgo dal carattere simpatico, dinamico sempre sorridente amava la vita e spesso nelle conversazioni con gli amici soleva dire: “Vorrei vivere quanto un corvo”! Sicuramente perché amava la vita e voleva vivere di più dei corvi imperiali che sono uccelli piuttosto longevi e spesso sfiorano gli 80 anni.

Purtroppo il suo destino non glielo permise perché morì ancora giovane. Nei momenti di riposo si ritirava nella sua tanto amata casa di campagna nella località “quaranta” dove scriveva, come diceva lui, “scarabocchi” che invece erano espressione del suo animo sensibile e puro.

La sua poesia tanto originale, in dialetto siciliano, viva e sensibile come il suo cuore, ricordava fatti comuni e cose del suo passato.

Una sua Poesia in lingua poetica siciliana:

Matina d’estati

Ma tu ricordi ancora ‘dda matina?

L’ummira frisca, c’ammantava l’aria

d’un voscu umidu, nì tinìa vicinu

su l’erva virdi, tutta raccamata

di margariti e russi paparini.

Lu cantu di ‘na turtura accurata

d’un merlu, tra li rami, ‘u friscu acutu

in ‘dd’oasi di paci sulitaria

davanu un sensu di profunna quieti.

La to biddizza tutta riciurìa

di sana gioventù ‘n’ardenti oduri

diffunnivi tutt’attornu all’aria

e davicaluri e gioia a lu me cori.

Tu chi sintivi lu stissu miu disìu

c’un avidu suspiru mi dicisti

strincennumi a lu cori: tu si miu.


Trasposizione della Poesia in lingua italiana:

di Totò Mirabile - Mattina d’estate

Ma tu ricordi ancora quella mattina?

L’ombra fresca, che ammantava l’aria

d’un bosco umido, ci teneva vicini

su l’erba verde, tutta ricamata

di margherite e rossi papaveri.

Il canto di una tortora accorata

d’un merlo, tra i rami, il fresco pungente

in quell’oasi di pace solitaria

davano un senso di profonda quiete.

La tua bellezza tutta rifioriva

di sana gioventù un ardente odore

diffondevi tutto attorno all’aria

e davi calore e gioia al mio cuore.

Tu che sentivi lo stesso mio desiderio

con un avido sospiro mi dicesti

stringendomi al cuore: tu sei mio...

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Ultimo aggiornamento Martedì 28 Gennaio 2025 10:15
 

Att.Toto Mirabile


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