top
logo

Chi è online

 43 visitatori online

Archivio Museo


Poesie Pubblicate su fb2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Domenica 23 Dicembre 2012 17:17

ANIME NEL BUIO.(Ultimo Quarto)

“Le Pagine del Poeta 2012 - Ugo Foscolo”
Casa Editrice Pagine srl - 00136 Roma.
 
Di notte
senti le anime
che vagano
sopra la pelle
dal respiro lieve
e tra le pietre
della tempesta
restano frammenti
di lance rimbalzate
dai scudi di ferro
che hanno salvato
il corpo ma la mente
è sconfitta
perché la perdita
è grave
se un filo d'erba
stenta a crescere
abbeverato
da solo sangue
e si dimena al vento
e rimpiangi le piogge
di acque cristalline.
Totò Mirabile
 
LE GRANDI ALI BIANCHE.
“Le Pagine del Poeta 2011 – Alda Merini”
Casa Editrice Pagine srl-00136 Roma
 
Anche se non ho delle ali
volo ugualmente nel cielo
dove più in alto non si può
per vedere la tua bellezza
che è talmente grande
che occorre elevarsi tanto
per poterla ammirare tutta.
E volteggiando rapirti
e portarti tra le stelle
e adagiandoti sopra le nuvole
cullarti fino ad amarci
in quel perpetuo infinito
dove le grandi ali bianche
sono la mia fantasia.
Totò Mirabile
 
TACQUERO LE CHITARRE
“Le Pagine del Poeta 2010 – Fernando Pessoa”
Casa Editrice Pagine srl-00136 Roma
 
Strade sonnacchiose di piccoli paesi
campagne dimenticate senza importanza
gente diffidente ferma alla tradizione
vecchia gente incrollabilmente stanca
e la penombra sempre dietro la porta.
La pace dell'orologio sull'antica torre
nella noia degli stessi rituali gesti
delle stesse sacrificate segnate facce
la nebbia scioglieva le note di chitarra
nel viale non c'era più niente e nessuno.
Le foglie si spensero inutili e ingiallite
la nebbia si precipitò strana su di noi
le chitarre tacquero nelle bare sepolte
era sbocciato un amore di quello vero
e non avevo cesoie forti per sradicarlo.
Non significava veramente nulla per me
per non ucciderlo, annientarlo,disperderlo
e senza ragioni precise mi misi a cantarlo
a mitizzarlo non riuscendo più a vivere
senza il suono della sua angelica voce.
Preferivo certamente soffrire per lei,
per lei che mi piantava ogni mattina
il suo amore in gola come una lama
di coltello in quel viale di campagna
del piccolo paese senza importanza.
Totò Mirabile
 
TIRARMI FUORI
“L’eco del vento”
Casa Editrice Pagine srl
00136 Roma.
Almeno una volta nella vita
ho provato a fare e dire cose
molto al di sopra della mia natura
senza però riuscire ad emergere
dal quotidiano passare del tempo
che si va spegnendo pian piano
e va perdendo lentamente i contorni.
Eppure se io stesso con violenza
riuscissi a tirarmi fuori da queste
grandi reti in cui mi sono impigliato
o se qualcuno mi aiutasse ad evadere
le oscure prigioni in cui mi sono rinchiuso,
tante meravigliose cose farei,
e quante profonde conoscenze saprei
comunicare alla gente discente
perché ciascuno di noi conosce
infinitamente di più di quanto creda
e ciascuno degli altri infinitamente
di più di quanto noi riteniamo
di riconoscere in loro intelligenti.
Così liberandomi potrei liberare
e liberandoli potrebbero liberarmi
per essere sta volta io il discente
ed uscire così finalmente da questa
condizione interiore avvilente.
Marsala, lì 13/03/2004
Totò Mirabile
 
LU CARAMELLARU DI TRAPANI.
Comu ‘na divuzioni era
pi tutti li rantuna e furistera
iri a Trapani p’accattarrari robba
e purtarisi li caramela carrubba.
Comu quannu si va a la capitali
pi spirugghiari certi cosi spiciali
e tuccari lu peri a lu santu patri
pi essiri biniditti di lu papa natri.
Lu cchiù vecchiu caramillaru
misteri di chiddri ca passaru
bomboloni di ogni culura
duci e gustusi di tanti sapura.
Li caramela carrubba chi spicialità
li facia cu accura pirizia e abilità
ca deliziaru interi generazioni
e lu sciavuru iungiu in ogni dirizioni.
Ma prorpio oj nun si senti nenti
né sciauri e mancu fila di genti
oj si senti sulu un ranni chiantu
oj calau lu sipariu fattu di stentu.
Oj è chiusu è inutili c’aspittamu
chiuriu pi sempi lu zu Ciccu Adamu
nun c’è cchiù nuddru chi lu disturba
ncelu ora riala caramela carrubba.
Totò Mirabile.
14 maggio 2012
 
ALLA MATRI
La matri è matri
e nuddu lu po’ niari
Puru e videmma lu patri
lu po’ diri e giurari.
La matri duna la vita
é ‘na storia risaputa.
E’ chidda chi nni pasci
e arasciu arasciu nni crisci.
La matri è la cchiù bedda
puru si si fa vicchiaredda.
E la vogghiu ringraziari
e la vogghiu fistiggiari.
Augurannucci longa vita
e di essiri furtunata.
Totò Mirabile.
 
OLTRE LE ANGOLAZIONI.
Pensavo di stupirti
e invece non ci sono riuscito
pazienza è facile indovinare.
Per chi osserva i particolari
si sofferma sulle cose semplici
scruta gli angoli e i profili.
Semplici segni particolari
che non sfuggono all'occhio attento
e vanno oltre l'immagine principale.
Infatti tu sei così come me
sai guardare oltre le cose
e dentro le cose ma non solo.
Sai sentire i battiti del cuore
di chi ti sta vicino e di chi no
annullando le frontiere.
E solo per tanti ci sono
e azzerando i limiti
riconosci bene le onde.
Avverti i segnali che partono
e che conservi dentro di te
nella tua immensa memoria.
E teneramente ritrai nelle tele
con espressioni originali
colori fluidi ed evanescenti.
Che consentono di rivedere
il reale in un astratto
che poi tanto astratto non fu.
E con mano ferma tracci le pennellate
della proiezione di un cuore palpitante
che riconosce le angolazioni della vita.
Totò Mirabile
 
SLEGANDO LA LUNA.
Se la luna fosse un gomitolo
farei di tutto per slegarla
e con quel candido filo bianco
traccerei  la strada fino a te.
E sopra i tetti camminerei
come i gatti nella notte serena
che guardano la bianca luna
in un mondo che brilla di stelle.
E dopo averti  trovata rapirti
riavvolgendo il filo steso sui tetti
tra un corteo di randagi gatti
in mezzo a campanili sentinelle.
E attaccati al filo risalire
il cielo risplendente di stelle
e giunti sull’argentea luna
adagiarti sopra la bianca lana.
Totò  Mirabile.
 
VERSI PERDUTI AL VENTO.
Il tempo vola 
perchè non esiste il tempo
il tempo siamo noi
il tempo è la mia poesia
versi perduti al vento
un vento che sorride
accarezzando il tuo viso
che ormai è svanito
nel tempo senza tempo.
Totò Mirabile
 
GLI OPPOSTI.
Vecchie immagini ritrovate
la sensazione di opposti
che come opposti sono perfetti
e trasmettono tanto agli altri
anche se non sono importanti
gli opposti si attraggono
come per esempio la calamita.
Per opposti s'intende tutto
polo positivo e polo negativo
ma non solo questo
anche tanti altri opposti
e quando gli opposti si uniscono
diventano una cosa sola
perché in definitiva sono uguali.
Uguali nella diversità di opposti
l’incognita è tutto ed è niente
esiste o non esiste è o non è
essere uomo o essere donna
come dire non essere uomo
o come dire non essere donna
un travaglio interiore forte.
Ci si scopre donna e ci si scopre uomo
ed in questi contrari conviverci
in una unione diversa ed eterna
e bambino con le scarpe della madre
e bambina disegnarsi neri baffi
ed essere maschio ed essere femmina
in due opposti che non sono opposti.
Non sono contrari la vita e la morte
l'unione di un uomo con una donna
ma chi è l'uomo e chi è la donna
in questo vivere la vita del mistero
dove nessuno può arrogarsi il diritto
di conoscere l’incognita degli opposti
di conoscere proprio il punto cappa.
Totò Mirabile
 
TI CERCHERO’
Credere di poter
vivere senza amare
non è possibile
e per questo voglio evadere
da queste grigie prigioni
e stringerti sul mio cuore
subito senza perdere tempo.
Ogni attimo è prezioso
ti cercherò e ti troverò
dovessi morire
e quando ti troverò
mi troverai
e per sempre
ti amerò.
Totò Mirabile.
 
IN LUCE
Un fiammifero se è acceso
mette in luce la sua anima
una candela se è accesa
mette in luce la sua anima
una persona se è bella
mette in luce la sua anima.
Totò Mirabile
 
PESCATRICE D’AMORE
Il silenzio dentro al cuore
con le mute sere autunnali
ed il vento sferzante
la malinconia e la solitudine
il desiderio d’amore
la spensieratezza
di un giorno lontano
il fuggevole minuto
un mare calmo
un cielo assolato
su una sabbia infinita
una figura femminile
la pescatrice d’amore.
Totò Mirabile.
 
VARCUZZI.
Varcuzzi s’arriposanu l’ossa
senza ventu e senza smossa
‘nta lu mari di lu stagnuni
attaccati a un palacciuni.
Taliannu sempri drittu a iddi
spuntanu tri culonni beddi
Marettimu, Favignana e Levanzu
dintra un mari carmu e manzu.
E Mozia mezzu a un mari vasciu
antica civirtà  misa  a lu sfasciu
l’Isola Longa tutta stinnicchiata
e Santa Maria di mari abbrazzata.
L’oru biancu di li salini
lu vinticeddu e tanti mulini
cu trigghiuledda e asineddi
mari e tanti varcuzzi beddi.
Ogni cocciu di racina na perla d’oru
chissa è Marsala un veru tesoru
tanti populi ci lassaru l’impronti
supra mari varcuzzi all’orizzonti.
Totò Mirabile
 
SE VOLERO’
Se volerò con te
come due piccioni
ci alzeremo in volo
sorvolando al di sopra
dei confini terreni
i limiti della ragione
lasciando per sempre
le isole deserte
l’isolamento del cuore
e voleremo insieme
tenendoci per le ali
volteggiando felici
e gioire di piacere
il piacere di volare.
Totò Mirabile.
 
STORIA DI BELLEZZA
Non ci sono parole per descriverti
né  vestiti per esaltare la tua bellezza.
Non ci sono cieli dove poter volare
né acqua di fiume né acqua di mare.
Non ci sono stelle luminose
né pietre brillanti sotto il sole.
Non ci sono fiori da poter coltivare
né rose rosse e manco orchidee.
Non c’è nulla a cui ti possa paragonare
né canzoni da cantare o musiche da suonare.
Non mi rimane altro che fissarti
con il pennello della mia destrezza.
Non curante del tempo necessario
dipingerò la storia della tua bellezza.
Totò Mirabile.
 
NEL NULLA TI DIPINGERÒ.
Non ci sono parole per  descriverti
né vestiti da esaltare la tua bellezza.
Non ci sono cieli dove  poter volare
né acqua di fiume e né acqua di mare.
Non ci sono stelle luminose
né pietre  brillanti sotto il sole.
Non ci sono fiori da poter coltivare
né rose rosse e manco orchidee .
Non c’ è nulla a cui ti si possa paragonare
né musiche da cantare o da suonare.
Non mi rimane altro che fissarti
con il pennello della mia destrezza.
Non curante del tempo  necessario
mostrerò a tutti la tua bellezza.
Sarò pittore come te mentre dipingi
su stoffe pregiate nel nulla ti dipingerò.
Totò Mirabile
 
LA PAMPINA.
La pampina tutta muscia
carennu ‘nterra supra un filu d’erva
siccu puru iddu e mortu di siti
si taliava ‘ntunnu ma nun vidìa a nuddu
nun vidìa nenti mancu a un parmu
nun sapìa dunn’era e soccu l’aspittava
e trimannu trimannu pinsava
a lu so ramu a quann’era virdi
ca di ddà supra vidìa puru luntanu
di quantu era avutu lu suli d’oru
e la notti di quant’era bedda la luna
ma sintennu un lamentu chiangiulinu
un passanti ci dissi di ‘un chiangiri
un vermi di terra striscianti
ca iddu era  nudu e nun putia caminari
e cummigghiannusi cu la pampina sicca
si la misi ‘ncoddu pi purtalla ‘ngiru
e accussi  faricci accanusciri lu munnu
picchì ccà sutta ‘un ci su sulu rosi russi
e sciuri  ciavurusi  tuttu l’annu. 
Totò Mirabile
 
LE CILIEGIE NOVELLE.
Lampi  di memoria
mi assalgono improvvisi
e vedo facce segnate
dallo scorrere delle stagioni
volti nuovi ai miei occhi
che conservano
le linee del tempo
un tempo saltellanti
tra i rami grondanti
di mature ciliegie
di alberi secolari
da cui visi nuovi
sembrano le foglie verdi
occhi lucenti 
i frutti dell'albero
che  si mescolano
alla gioventù
stesso colore
e stesso profumo
le ciliegie novelle
eppure mi guardo intorno
e non conosco più nessuno.
Totò Mirabile
 
SANTU PATRI ALLIBBIRTATI.
Santu Patri di li Pirreri
tuttu lu munnu è a li vostri peri
ma nni mia ‘un ci aviti vinutu
viniticci ora e datimi aiutu.
Santu Patri  ca nta na pirrera stavi
di lampi e di trona nun ti scantavi
ti scantavi sulu di l’ira di Diu
aiutatimi Santu patruzzu miu.
Faciti carmari stu vintazzu
picchì accussì nesciu pazzu
nun pozzu cchiù  iri a mari
e li figghiola vonnu mangiari.
Santu Patri Marsala ti ringrazia
nun tu scurdari di farinni la razia
Di stu ventu pi sempi n’allibbirtari
acussì putemu iri a piscari.
E piscannu   vopi e asineddri
a vui purtamu li cchiù beddri
E Comu signu di divuzioni
 Vi priamu cu centu orazioni. 
Totò Mirabile.
 
NEL NOSTRO ANNIVERSARIO
DELLE NOZZE DI ZAFFIRO.
Una unione la nostra
duratura, resistente,
bella, preziosa
di questi tempi
abbastanza rara
e in un matrimonio
l’amore dura
se moglie e marito
continuano ad interessarsi
di quel che pensa l’altro.
Totò Mirabile.
 
LA CROCE DI FERRO
( Il diavolo e la morte )
Seduti intorno ad un tavolo
gustando un whisky americano
decidevano di come far parlare
della croce di ferro.
Un cavaliere antico con baffi
neri e smorzati sorrideva
tragico mostrando denti bianchi
avvelenati di sete di potere.
La dama invece era ora triste
aveva una treccia lunga e nera
e stringeva una croce di ferro.
In quella stanza del passato
decisero che fosse scoccata
l'ora per la croce di ferro.
Il ferro allora fece scintille
e la strana croce uccise ancora
e fu uccisa con il suo ferro.
Il cavaliere antico non c’è più
come allora la dama scura
abbandonata quella croce tetra
ha sciolto la lunga treccia nera
e pettina al vento
la sua anima dannata
e dal retro di quella grata
attende l'ultimo giorno della sua vita
e la vera croce in su la vetta
brilla e brillerà ancora.
Totò Mirabile
PARLA MARI…PARLA.
Lu mari si putissi parlari
n’avissi cosi di cuntari
nni putissi diri ad esempiu
si piscamu bonu cu stu tempu.
Centu segreti picca sunnu
chiddri chi stannu a lu funnu
biddrizzi  maggichi   e strani
ca ‘nta lu scuru stannu boni.
E lu mari canta ‘nveci di parlari
canta canzuna di Pirati e di Sireni
canzuna di piscatura appassionati
e puru canzuna d’innamurati.
E nta stu scrignu mistiriusu
ci mettu lu me cantu lamintusu
sperannu chi stu mari parlassi
e a tia lu me  amuri ti purtassi.
Oh mari sta sira ammanzisci
ca sulu tu a l’innamurati li capisci
portaci sta sirinata d’aqua salata
e parla a la me beddra ‘nnamurata.
Totò Mirabile
 
LA FILOSOFIA
Ero disperato perché tutto mi andava storto
non c’era nessuna cosa che mi andasse bene
toccavo una cosa  e mi cadeva dalle mani
mi avvicinavo a qualcuno e questi scappava.
Non avevo più nessun amico con cui parlare
ero da solo senza poter contare su qualcuno
al mio saluto nessuno  mai  avrebbe risposto
per non parlare del lavoro che era molto duro.
Ma quando  mi prendevano a pesci in faccia
mi  chiedevo del perché di quella mala sorte
con la scalogna come se mi si fosse attaccata
e la sfortuna fosse solamente  a me riservata.
Disperato e ormai schiavo di questo destino
andando in giro un giorno incontrai un vecchio
che mi disse di prendere la vita con filosofia
allora chiesi cos’era questa scienza consigliata.
Il vecchio fissandomi mi disse che la filosofia è
la palingenetica obliterazione dell’io senziente che
s’infutura nell’archetipo dell’antropomorfismo
universale fornendo all’uomo diverse soluzioni.
Molto difficile fu quella definizione da capire
ma  molto  più  difficile  fu  mettere in pratica
questa vecchia scienza perché tutto diventò
più incomprensibile e più complicato da capire.
Allora andai avanti non curante delle avversità
ridendo in faccia a tutto ciò che c’è di negativo
mai più  nessuna cosa mi cadde  dalle  mani
e se mi cade  tuttora me la prendo con filosofia. 
Totò Mirabile 
 
L'AMICO DI PRIMAVERA.
Il tempo passerà
di questo sono certo
ma l'amicizia vera
non tramonterà mai
e prima o poi
finirà l'estate
arriverà l'autunno
ed il freddo inverno
ma nelle miti giornate
al risveglio della primavera 
dedicherò ancora un pensiero
a quell'amico mio sincero.
Totò Mirabile
 
LACRIMI A SCIUMI.
Tanti voti si chiangi  pi piaciri
si chiangi spissu pi lu duluri
lacrimi chi scurrunu a sciumi
o lacrimi chi restanu nta lu cori
occhi  lucenti  e strapazzati
pinsera e visioni tutti ‘mpannati
e mezzu a sta ran fuddra
chiangiri puru cu la miduddra
 lu sciumi li porta tutti a mari
picchi su lacrimi di lu Signuri.
Totò Mirabile
 
NASCONDERE L’AMORE.
Maschere i volti della gente
che non trasmettono emozioni
freddi sguardi e lame taglienti
pronte a trafiggere il cuore
e perdere la vita 
sconfitta nel tragitto dei sogni
che litigano con la realtà
ed in mezzo poveri amanti
che nascondono l’amore
il sentimento più bello.
Totò Mirabile
 
UN MARI CHIATTU E LISCIU.
Certi voti mi vennu ‘ntesta tanti pinseri
e mi pari ca la genti fussi  comu  lu mari.
C’assumigghiassi tutta scurciata a iddu
ranni di cori, riccu di vita e tantu beddu.
Un mari sempri carmu a mia  mi  piacissi
cu lu suli d’oru all’orizzonti chi l’accarizzassi.
Chiattu e lisciu comu  l’ogghiu arripusatu
p’accussì li marinara fari  bonu piscatu.
Comu fussi beddu si nun fussi arrabbiusu
picchi stu mari  sulu pi chissu è difittusu.
Ci piaci stari sempri zitu e mai maritatu
cu marina marsalisa ca sempri  l’aspittatu.
Picchissu ci vulissi diri nesci di li fasci
Maritati mari e vidi comu ammanzisci. 
Totò Mirabile.
 
LE BOLLICINE VOLANO LEGGERE.
Volano leggere nell'aria
e si moltiplicano improvvise
le bollicine scoppiettando.
E nel viale non c’è più nessuno
solo loro le piccole bollicine
che brillano lontane
e che illuminano il cammino.
La strada sembra chiara
con le brillanti bollicine
che scivolano sul mio viso
come lacrime nel sorriso.
Totò Mirabile.
 
LU SULI ATTRISTATI
Lu suli un ridi cchiù di ddra siritina
ca tramuntau e va capisci si spunta ancora
anchi si farà jornu e farà sira.
Ogni jornu lu viu ma nun l’arricanusciu
nca comu s’attristau lu me suli ca piggiura
li jorna passaru e nun sugnu comu allura.
Tanti tramunti passaru sperannu sempri
chi a lu matininu ridissi…ca unni si suli d’oru?
Picchì nun mi quarii ca a mumenti nni moru!
Si la sula cosa bedda di la me vita
e cu tia parrava cu piaciri di li me sogni
di la me vita e ti cunfissava li me sigreta.
Ti cantava lu me amuri oh suli beddu
dunni  isti a finiri…oh ranni suli miu
pi n’avutra vota m’arrivorgiu a tia.
Si ci si ascutami e fatti purtavuci
dannu lu to sorrisu a cu si amò e s’ama
picchì senza caluri lu me cori trema.
Totò Mirabile.
 
LU FARU LAMPEGGIANTI.
Lu me cori è comu na varca d’artista
va circannu  la costa pi sbarcari
ma l’onti sbattulianu la varca a mari
un  mari sempri  agitatu e ‘ntempesta .
Nun trova mai un portu sicuru
picchì la lanterna fa continuamenti
addruma e astuta comu la me menti
ca è sempri notti e ‘nfuscu scuru.
Un signali chi mai s’astutassi
quantu  arripussassi la me varcuzza
e arricivissi finarmenti  ‘na carizza
d’un mari a stagnuni  iu spirassi.
Truvari vurria stu faru lampeggianti
pi  abbrazzallu a firriaricci ‘ ntunnu
ca dassi luci a mia e a tuttu lu munnu
e accussì astutassi li luci abbaglianti.
Totò Mirabile
 
PRIMA IDDU E ORA IU
Certi notti durmennu mi lu sonnu
e accussì m’arricordu di me nonnu.
Di quannu la sira assittati  ntornu
a lu brasceri  s’aspittava lu ritornu.
E cuminciava a cuntari tanti cunti
storii di principi e cavaleri cavalcanti.
E mentri cuntava spissu la me fantasia
nsemula a sti valurusi paladini curria.
Quantu era beddu ci assumigliava iddu
un cavaleri mistiriusu puru a cavaddu.
Lu tempu passa e nuddru sinn’adduna
e leggiri  e scriviri fu la me furtuna.
Quannu iddu addivintò vicchiareddu
era iu ca ci liggia quarchi fattareddu.
La cruci si facia prima di mangiari
e ringraziava lu Signuri a lu finiri.
E pensu puru a l’insignamenti di Diu
ca li cuntava prima iddu e ora iu.
Totò Mirabile
 
VARCUZZI.
Varcuzzi s’arriposanu l’ossa
senza ventu e senza smossa
‘nta lu mari di lu stagnuni
attaccati a un palacciuni.
Taliannu sempri drittu a iddi
spuntanu tri culonni beddi
Marettimu, Favignana e Levanzu
dintra un mari carmu e manzu.
E Mozia mezzu a un mari vasciu
antica civirtà  misa  a lu sfasciu
l’Isola Longa tutta stinnicchiata
e Santa Maria di mari abbrazzata.
L’oru biancu di li salini
lu vinticeddu e tanti mulini
cu trigghiuledda e asineddi
mari e tanti varcuzzi beddi.
Ogni cocciu di racina na perla d’oru
chissa è Marsala un veru tesoru
tanti populi ci lassaru l’impronti
supra mari varcuzzi all’orizzonti.
Totò Mirabile
 
L’ORU DI PAISI.
Giuliana ‘ncapu un pizzu
cu tri cantari a lu capizzu.
M’arricordu ca accussì si dicìa
pi diri ca di ddrà tri paisi si vidìa.
Chiusa pi cirasa nivura e caddusa
Busacchinu pi scalora ciavurusa.
E a la Cuntissa pi picciotti beddi
e tutti tri nichi ma ranni paiseddi.
Tartagnanni e li tri muschitteri
sti paisi sunnu nta li me pinseri.
E Giuliana cu lu so casteddu
ca Fidiricu ci lu fici pi cappeddru.
Un recintu pi cavaddri era Chiusa
cu la banna ca sona armuniusa.
E Cuntissa cu tanti latini e greci
e Busacchinu binidittu cu lu fici.
Cu voli acqua frisca e aria bona
avi a ghiri ‘nta sti paisi di sta zona.
Ci nasci ancora l’oru di campagna
furmentu duru la ricchizza magna.
Totò Mirabile
 
LU SIMINZARU.
‘Nta la festa di San Giuvanni
chi pi Marsala è ‘na festa ranni
scinni tanta genti a la cittati
marsalisi di tutti li cuntrati.
Si senti na vuci pi la via
é lu siminzaru c’abbannia
ca l’avi cavura grida forti
e iu lu taliai cu l’occhi storti.
Calia e simenza cavura avia
ca ‘ncuppava e a bon pisu li vinnia
ma unu ci arrivò propriu dda  sirata
unu  ca purtava la coppula sfirriata.
Chissu cuminciò a dinchisi lu coppu
di nuciddi, calia e simenza a corpu.
e senza affruntu e tanta spavardaria
rinchia lu coppu cu malandrinaria.
Lu siminzaru cu disprezzu e senza amuri
ci dissi subitu  levati li mani di lu caliaturi
e doppu  ci fu na masculiata bedda ranni
lu jocu di focu la vuci di San Giuvanni.
Totò Mirabile
 
LA NOTTE DI SAN LORENZO
Guardavo le stelle nel cielo immenso
in quella lunga notte di San Lorenzo
e mentre una minuscola stella cadeva
la mia mente come un fulmine pensava.
Così un desiderio mi nacque improvviso
proprio in quell’istante senza preavviso
e affinché nella realtà si avverasse
lo legai al cuore perché lo custodisse.
Il cuore mio ha mantenuto il segreto
ma la stella ancora non mi ha fatto lieto
e così aspetto una nuova stella cadente
perché si avveri quel desiderio finalmente.
Totò Mirabile
 
TERRA DI TUTTA LA GENTE.
Una musica galoppante 
su un mare calmo di giorno
che conduce le immagini 
e accompagna le onde
che separano i due mondi
con due sentinelle antiche
Scilla e Cariddi testimoni
di tanti passaggi e attracchi
in una bella Sicilia antica
che non scomparirà mai
perché chi parte se la porta
dentro alla valigia del cuore
legata con sanguigne vene 
affinché non possa mai
aprirsi lungo il viaggio
e conservarne bene i ricordi
i colori, i sapori e gli odori
della bella Sicilia antica
la terra di tutta la gente.
Totò Mirabile
TERRA DI TUTTI LI GENTI.
‘Na musica galoppanti
supra u mari carmu di jornu
ca traporta lu paisaggiu
e accumpagna l’unni
chi spartinu li du’ munni
cu du’ antichi guardiani
Scidda e Cariddi tistimoni
di tanti passaggi e attracchi
‘nta ‘na bedda Sicilia antica
ca  nun scumparirà mai
picchì cu parti si la porta
dintra a la valigia di lu cori
attaccata cu sanguigni vini
picchì accussì nun si putissi
rapiri mai duranti lu viaggiu
e sarvassi beni li ricordi
li culura, li sapura e l’odura
di la bedda Sicilia antica
la terra di tutti li genti.
Totò Mirabile
 
LU SILENZIU È LA ME VUCI
Na vota quenn’era nicareddu m’insignaru
ca la megghiu parola e chidda can ‘un si dici
e ora pozzu diri ca l’antichi ‘un si sbagghiaru.
Certi  voti si parla a spropositu tantu pi diri
e si parla pi sparlittiari a chistu e a chiddu
pi  appizzarici la pezza e pi lu piaciri di criticari.
Nuddu chi si fa l’affari so e talìa l’immu d’atri
e comu l’immuruti lu so immu ‘un su talìa
e usa la vucca comu un cannuni e spara petri.
La lingua l’havi tanta longa e a tutti tocca
ca fiddrulia quasi sempri  e n’avi pi tutti
Diu nni scanza esseri misu d’iddu  ‘n mucca.
E guai pi ccù ci ribbattissi o lu cuntrariassi
picchi chissu è chiddu chi va circannu iddu
pi fallu addivintari comu un Cristu cricifissu.
E anchi si mi disperu e nun mi fazzu capaci
tegnu sempri presenti  l’anticu ‘nsignamentu 
e ci arrispunnu cu lu silenziu ca è la me vuci.
Totò Mirabile
 
CHI PUTIA SAPIRI.
Chi putia sapiri un picciutteddu
un picciutteddu comu a mia
chi aspittava la cicogna di notti
ca purtassi  i piccirddi senza fari botti.
Ca  si eri tintu pi la festa di li morti
ti purtavanu un pupu cu l’anchi torti
comu  pi la befana ca purtassi i pupa
e carvuni a cavadddu di la so scupa.
E ca c’era babbu natali chinu di riali
ca  li lassava sutta l’arvulu di natali.
E ‘n mezzu a tuttu stu fantisticari
la menti  currìa  e nun si vulia arripusari
e taliava di notti la luna tra li stiddi
e di jornu lu suli d’oru cu li so capiddi.
E pinsannu pinsannu  li fici maritari
e sapiti quannu iddi facianu l’amuri?
Basta taliari ancora oggi stu mumentu
e ora vi lu cuntu e v’accuntentu
Quannu scumpari  lu scuru ntornu
e appari a malappena la luci  di lu jornu 
chi putia sapiri pi mia eranu  maritati
datu ca li vidia sempri  abbrazzati.
(Totò Mirabile)
 
LU PAGGHIAZZU
E fazzu lu pagghiazzu
chiantatu ccà comu un pazzu.
Spissu mi cangiu li cappeddri
pi fari scantari a l’aceddri.
Nuddu sapi cu sugnu iu
nuddu si scanta e mancu Diu.
Ca st’aceddi di malauguriu
hannu tutti la faccci di coriu.
Li pagghiazzi nun parlanu mai
ma si parlanu fannu tanti guai.
Iddi dicinu sempri a virità
e la dirannu sempri pi l’iternità.
Un pagghiazzu vulissi ca la genti
fussi paggliazza nta la menti.
E darrè la mascara pittata
si libirassi di  la so pinsata.
Cu irunia e cumicità teatrali
sfugari ogni idea pirsunali.
E cu tanticchia di meli duci
cantassi  l’amara so vuci.
Totò Mirabile
 
A SCOPONE SCIENTIFICO.
Nei pomeriggi o alla sera
al bar del corso con gli amici
si riunivano  per parlare
succhiando una gazzosa.
Parlavano dei progetti d’ognuno
con qualche pernacchia tra i sogni
che faceva tornare alla realtà
mentre il barista mostrava le carte.
Tutti dicevano che al gioco
specie a scopone scientifico
fossero dei veri campioni
un’affiatata coppia imbattibile.
Un credito sempre crescente
in quel caffè del piccolo paese
per le numerose tazzine vinte
da non potersi più contare.
Una coppia di gioco e d’amicizia
che nessuno poté battere mai
eppure un giorno li sfidò una coppia
formata da lei e la falce tetra.
Giocarono fino all’ultimo punto
ma poi  uno intuì di esser perduto
e abbandonò il gioco della vita
ma a scopone vinse ogni partita.
Totò Mirabile
 
LU CARAMELLARU DI TRAPANI.
(Lunedì 14 maggio 2012)
Comu ‘na divuzioni era
pi tutti li rantuna e furistera
iri a Trapani p’accattarrari robba
e purtarisi li caramela carrubba.
Comu quannu si va a la capitali
pi spirugghiari certi cosi spiciali
e tuccari lu peri a lu santu patri
pi essiri biniditti di lu Papa natri.
Lu cchiù vecchiu caramillaru
misteri di chiddri ca passaru
bomboloni di ogni culura
duci e gustusi di tanti sapura.
Li carameli carrubba chi spicialità
li facia cu accura pirizia e abilità
ca  deliziaru interi generazioni
e lu sciavuru jungiu in ogni dirizioni.
Ma prorpio oj nun si senti nenti
né sciauri e mancu fila di genti
oj si senti sulu un ranni chiantu
oj calau lu sipariu fattu di stentu.
Oj è chiusu è inutili c’aspittamu
chiuriu pi sempi lu zu Ciccu Adamu
nun c’è cchiù nuddru chi lu disturba
ncelu  ora riala caramela carrubba.
Totò Mirabile.
 
RISPOSTA NON C’È
Semplicemente ciao
con la gioia e il dolore nel cuore
sentimenti che vorrei cancellare
radicata bella maledizione
che cerco di allontanare
e nulla e niente succede
perché risposta non c’è
e non ci sarà mai
Totò Mirabile
 
 LA SICILIA.
La Sicilia è il cuore
dl Mediterraneo
proprio perché
è stata, è, e sarà
sempre il cuore
di tutte le genti.
Totò Mirabile.
 
SENI ACCENNATI.
Seni appena accennati
turbano il mio viso
che s’incontrano all’istante
nella penombra della sera
con i miei occhi lucenti
che mi invitano a sognare
seni grandi di signora
a cavallo del tempo
che plasma  le forme
e i  grandi colori
bellezza infinita
di  madre terra
nutrimento della vita.  
Totò Mirabile.

DI LA VIGNA LU VINU BONU. 
Parissi pinsusu 'nta sti mumenti
vulissi esseri 'ntà la to menti 
pi aiutariti si vo aiutu
pi aiutarimi si vogghiu aiutu
e mezzu a tutti sti pinseri vulari
e picciriddu a lu paisi riturnari
cu du nuci e quattru ficu sicchi 
e na tortula chi nun si spacchi
vulissi a tia pi cumpagnia 
pi passiari ‘nta ddra stritta via
e sazziarinni di acqua frisca
pi nun aviri vinu nta la fiasca
e taliati comu é russu chissu
ora haiu vinu e lu bivu spissu
mi fa ‘mbriacari e sugnu sulu 
cu l’acqua frisca di muntiscuru 
ca duna la vita a tutti quanti
e pinsera mi nni vennu tanti
e pinsannu pinsannu
di la vigna lu vinu bonu.
Totò Mirabile
 
SICILIA.
Cuore di tutte le genti
colori, odori e sapori avvolgenti.
Ti canterò per sempre e ovunque
tu non sei una terra qualunque.
Mare azzurro d’alga profumato
sapor di ficodindia radicato.
Vino d’uva dal gusto appassito
miele di gelsomino appena fiorito.
Colori  di rosa e melograno veri
di antichità  e tanti misteri.
Sole perenne di zagara sbocciata
tanta gente di te è innamorata.
Tutto  in te è musica e poesia
tu sei  semplicemente  Sicilia.
Totò Mirabile
 
VOLTI A CONFRONTO.
Quante volte ho scavato dentro la mia mente
il mio essere cosciente in cerca del subcosciente
e la stessa faccia reale addivenir astratta
con  due volti  a confronto  cosa assurda e matta.
Sentire il respiro dentro il grembo della madre
 la voce e la carezza dell’uomo per tutti padre
il vagito ed il pianto misto al dolore della vita
e correre correre sempre in corsa la salita.
Scavare per capire il progetto del creato
perché la vita e la morte come risultato
i due volti a confronto non si riconoscono
ma identici  e da stessa mano nascono.
Totò Mirabile
 
MADUNNUZZA .
‘Unn’haiu paroli  bedda madunnuzza
pregu a Vossia   ‘nta sta nica chisuzza.
‘Nsilenziu e cu lu velu ‘ncoddru
V’arraccumannu  a lu me beddru.
L’occhi mei talianu luntanu
e Vi pregu cu lu cori manu.
Cu tanta divuzioni  vi l’addumannu
ca a Trapani vegnu a peri  ogn’annu.
Vi lu prumettu a mani giunti
pregu a Vossia e a tutti i santi.
Totò Mirabile
 
QUANTE VOLTE NON HO DORMITO! 
Da quella notte non ho dormito più
perché ascoltavo i battiti del tuo cuore
e pensavo come sarebbe stata
la tua e la nostra futura vita.
Questo desiderio divenne realtà
dopo nove mesi di aspettare
e la vita apri le porte a noi due
quando tua madre disse tra i dolori:
Padre questa è tua figlia!
Figlia questo è tuo padre!
Quante volte non ho dormito!
E da quella notte non ho dormito più
e da quel giorno prima in braccio
e poi per mano ci avviammo
per raggiungere un punto lontano.
Il primo giorno di scuola
la scuola elementare
le tabelle di luogo
la fronte che scottava
il mal di pancia
e il ginocchio scorticato.
Quante volte non ho dormito!
E da quella notte non ho dormito più
la prima comunione
ed il piffero sulla sedia
con la media del sette e dell’otto
ed il motorino tutto rotto.
Il diploma con la grande festa
la laurea con l’alloro meritato
la mia bella principessa
con la corona in testa
tutto è appena cominciato.
Totò Mirabile
 
LI SANNALI.
Dda supra avutu avutu
ogni tantu piaci fari un savuti.
E un jornu  ‘nta na strata fora usu
passiava un monacu silinziusu.
Sintia alliggiati trappiatini
ca era un monacu cu li tappini.
Iu sugnu Franciscu Giuvanni
di Petru Bernarduni u ranni!
Mi chiamaru lu puvireddu d’Assisi
picchi resi a tutti li me cammisi!
Morsi giuvani a suli 44 anni
però arrivai a tutti li banni!
U sacciu cu si tu frateddu
nun ti livari lu cappeddru.
Tu si Cicciu lu Paolanu
ca parlasti cu lu cori ‘n manu.
Mi seguisti ‘nta dda vita
e mi segui ccà natra vota.
Li to peri sunnu strapazzati
te li me sannali pi li caminati.
Totò Mirabile
 
ALL’OMBRA DEL MIO CARRUBO.
Il caldo afoso dell’estate
mi costringe a rifugiarmi
sovente sotto il mio carrubo
nella frescura della sua ombra
e mentre leggo scrivo la vita
e mentre scrivo leggo la morte
ed in questo fresco trambusto
i rami che produssero
saranno recisi e le carrube
si riprodurranno ancora
per riempire di profumo
l’ombra del carrubo
fresco rifugio della mia vita.
Totò Mirabile.
 
COMIGNOLI SPENTI.
I comignoli non fumano più
il fuoco non brucia più dentro al cuore
solo il sole brucia al tramonto
nella quiete del tramonto della sera
e corrono le nuvole leggere
che ardono sopra i comignoli
nell’osservare le brutture
della terra come a volerle bruciare
e piangono i comignoli
nella muta solitudine
aspettando una mano
che li riaccenda senza inquinare.
Totò Mirabile
 
LU CASTAGNARU.
Fumu stinnicchiatu ‘nta lu stratuni
friddu e furtura niscennu du purtuni.
Lu sciavuri di li castagni ‘nto caliaturi
lu bancareddu cu munzeddi particolari.
Muntagneddi bianchi chini di nivi
panuzzi d’oru giallu ‘n mezzu a lu sali.
Tri nuci novi na castagna caliata
chissu è lu so valuri di sta jurnata.
Cantava quannu abbanniava forti
oj mancu parla pi sta festa di morti.
Puru lu carvuni nun scricchiulìa
la vampata  adduma cu muscìa.
E mastru Ginu arrimina e sciuscia
li morti vonnu china la truscia.
A li picciriddi bravi la cesta china
di pupi e castagni dumani mattina.
E ‘mmezzu a ddra ranni friddura
Mastru Ginu affedda cu primura.
Arrimina castagni a vampi curti
ccà ‘nterra pi la festa di li morti
E di ‘ncelu calia ancora castagni
cu munzeddi chi parinu muntagni.
Totò Mirabile
 
LA FESTA DI LI MORTI.
Taliannu alluccutu lu calantariu
m’addunai ca c’è festa ‘nta l’ariu.
La festa di li morti cu celu sirenu
picchissu ‘nta l’ariu c’eni vilenu.
C’eni ‘na tristizza ‘mmiscata
a cuntintizza ‘nta sta jurnata.
Jlatu lu cori e puru idda ilata
cu tutta la genti ‘mprimurata.
La campana battaglia muscia
e lu ventu ‘nsilenziu sciuscia.
Arriva di lu cimiteru ogn’ura
pi ghiri a visitari li sipurtura.
Supra dda fridda terra sciuri
tanti profumi e tanti culuri.
Prigari ‘nta stu jornu lu Signuri
pi st’anima affritta accarizzari.
Dopu la morti cogghiri avissi
bona siminaggiuni di li missi.
E binificiu nni putissi aviri
iddu e puru natri piccaturi.
E lassannu a natri e a iddi
pigghiamu ora a li picciriddi.
Tanti pupa di zuccaru e nuciddi
ci putissiru purtari a sti nicareddi.
Eternu riposu a li cari estinti
luci perpetua a iddi e tutti i santi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 
Totò Mirabile.
 
IN QUELL’ANGOLO DI PIAVE.
All’ombra di pini maestosi
nelle calde sere d’estate
col venticello leggero
ristoratore della pelle
ma non della grande arsura
si guardava il melonaro
un grosso anziano signore
prendere dai tini colmi
d’acqua di fiume
le grosse angurie rosse
che con coltelli enormi
trafiggeva  allegramente
mostrando le fette rosse 
che gustavamo con avidità
e tra morsi e risucchi
sputi di semi  sgraditi
e risate e gioia
di semplici ragazzi
ascoltavamo l’acqua
mormorante del Piave
che non era in piena.
Totò Mirabile
 
MIRAR L’UCCELLINO.
Con la fileccia tra le mani
nello stender l’elastico
al massimo dell’estensione
lasciavo il cuoio puzzolente.
La pietruzza assassina
partiva come un razzo
da giochi di ingenui fanciulli
e bravate maschili.
Gonfiandosi il petto
veder l’uccellino cadere
e mentre corro tra le grida
giungo sul morbido fieno.
E lo prendo tra le mani
e l’uccellino spaurito trema
e tremo e corro e cerco
il genitor che sempre chiamo.
E dopo diversi giorni
lo libero dalla stecca
e l’uccellino vola in cielo
e piansi per la gioia io.
Totò Mirabile.
 
I RELITTI DEL MARE.
Riaffiorano improvvisi i pensieri
come  i relitti restituiti dal mare
che galleggiando nella mente
sono cullati dolcemente dal mare.
Relitti antichi o recenti
di un  mare calmo nella sera
oppure agitati  da un mare mosso
se di giorno è in tempesta.
E dal profondo degli abissi
la memoria vacilla e stenta
e afferra ciò che contiene
per recuperare i relitti di mare.
Quei relitti  che stringi al petto
e nel gioire la melanconia
diviene fredda  felicità soave
come i tanti relitti del mare.
Totò Mirabile
 
LE BOLLICINE VOLANO LEGGERE.
Volano leggere nell'aria
e si moltiplicano improvvise
le bollicine scoppiettando.
E nel viale non c’è più nessuno
solo loro le piccole bollicine
che brillano lontane
e che illuminano il cammino.
La strada sembra chiara
con le brillanti bollicine
che scivolano sul mio viso
come lacrime nel sorriso.
Totò Mirabile.
 
LA STELLA DI CAPODANNO.
Una stella scese dal cielo e si posò sulla terra
quando ad un tratto mi vide e si avvicinò
e con fare curioso mi chiese cosa stavo a fare
constatando che contavo le stelle del cielo.
A che potesse servire quell’impresa grande
se nella conta qualcuna di loro poteva saltare 
se gli occhi stanchi potevano tradire
oppure altre si sarebbero spente prima.
Mi disse che era un’impresa assurda
e che era meglio lasciar perdere tutto 
anche se si era all’inizio di un anno nuovo
la conta alla fine sarebbe stata imprecisa. 
Molte stelle vedi dall’inizio alla fine dell’anno
che passano nello sfondo azzurro del cielo
e contarle è difficile perché la durata della vita
non basterebbe mai per contarle tutte.
Desistetti dunque ed orientai l’attenzione
a mirar la bellezza delle misteriose stelle 
e come i poeti le cantai al mondo intero
in questo nuovo giorno di capodanno.
Totò Mirabile.
 
IL TEMPO GIUSTO.
Ma quando
è il tempo giusto?
Durante il percorso 
della nostra breve vita 
ci sono tanti tempi giusti 
tutti legati tra di loro 
come maglie di una catena 
che formano il tempo giusto,
un solo tempo giusto. 
Or dunque 
é sempre il tempo giusto 
per una parola buona 
che possa essere di aiuto 
e conforto in questa 
vita meravigliosa.
Totò Mirabile
 
GLI OPPOSTI.
Vecchie immagini ritrovate 
la sensazione di opposti 
che come opposti sono perfetti 
e trasmettono tanto agli altri 
anche se non sono importanti 
gli opposti si attraggono
come per esempio la calamita.
Per opposti s'intende tutto 
polo positivo e polo negativo
ma non solo questo
anche tanti altri opposti 
e quando gli opposti si uniscono 
diventano una cosa sola 
perché in definitiva sono uguali.
Uguali nella diversità di opposti
l’incognita è tutto ed è niente
esiste o non esiste è o non è
essere uomo o essere donna
come dire non essere uomo 
o come dire non essere donna
un travaglio interiore forte.
Ci si scopre donna e ci si scopre uomo
ed in questi contrari conviverci 
in una unione diversa ed eterna 
e bambino con le scarpe della madre
e bambina disegnarsi neri baffi
ed essere maschio ed essere femmina
in due opposti che non sono opposti.
Non sono contrari la vita e la morte
l'unione di un uomo con una donna
ma chi è l'uomo e chi è la donna 
in questo vivere la vita del mistero 
dove nessuno può arrogarsi il diritto 
di conoscere l’incognita degli opposti
di conoscere proprio il punto cappa.
Totò Mirabile
 
TERRA DI TUTTA LA GENTE.
Una musica galoppante 
su un mare calmo di giorno
che conduce le immagini 
e accompagna le onde
che separano i due mondi
con due sentinelle antiche
Scilla e Cariddi testimoni
di tanti passaggi e attracchi
in una bella Sicilia antica
che non scomparirà mai
perché chi parte se la porta
dentro alla valigia del cuore
legata con sanguigne vene 
affinché non possa mai
aprirsi lungo il viaggio
e conservarne bene i ricordi
i colori, i sapori e gli odori
della bella Sicilia antica
la terra di tutta la gente.
T
otò Mirabile
vai a capo
 

bottom