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Domenico Gambino PDF Stampa E-mail
Scritto da Totò Mirabile   
Mercoledì 02 Aprile 2014 22:06

                          DOMENICO GAMBINO

domenico gambino.jpg - 70.40 Kb

NEL MUSEO MIRABILE  LA MEMORIA DEL NOSTRO PASSATO
di Domenico Gambino
 
Ho visitato il “Museo delle tradizioni e delle arti contadine” di Marsala, meglio conosciuto come “Museo Mirabile”, diretto dall’avv. Rossella Mirabile, presidente dell’omonima Associazione Culturale, e sinceramente devo dire che ci ritornerei molto volentieri. Questo costituisce certamente un punto di riferimento rilevante per quanti sono attratti a conoscere quella società siciliana ormai scomparsa che viene raccontata attraverso il materiale in esposizione. Cosa assai rilevante per la valorizzazione di un patrimonio di notevole importanza antropologica e culturale, perché in quegli oggetti è intrisa la memoria del nostro passato dove affondano le radici e dove, in definitiva, ritroviamo l’identità autentica di noi siciliani.
La struttura si presenta come una realtà museale attenta al tempo presente e coerente con le finalità dell’Associazione Culturale. Il museo è inserito in un contesto ambientale di circa tremila metri quadrati assai gradevole che comprende ampi spazi esterni dove si entra a contatto con la natura, angoli per la conversazione ed incontri collettivi e una sala dove hanno luogo iniziative culturali come mostre, convegni e incontri con le scolaresche, trasformando la sede museale in un centro di promozione e produzione culturale.
Anima di questo spazio naturalmente è il museo etnoantropologico che raccoglie una gran quantità di oggetti molti dei quali ormai rari da rintracciare. Realizzato con grande impegno di ricerca, amore e passione dal rag. Salvatore Mirabile e da altri suoi stretti collaboratori, è ormai una realtà che merita di essere sottoposta alla tutela delle leggi vigenti in materia e menzionata fra le raccolte museali della Regione Siciliana (e specialmente per il territorio provinciale di Trapani) dedicate alle tradizioni e alla civiltà contadina siciliana e con particolari riferimenti al territorio marsalese.
Gli oggetti della collezione etnoantropologica sono stati diligentemente selezionati e sono esposti seguendo criteri scientifici e suddivisi per settori, cosicché lungo il percorso museale l’occhio può spaziare per zone fra i molti arnesi e macchinari del lavoro contadino, dell’artigianato, degli arredi della casa e degli utensili della vita quotidiana e domestica di un passato che ci accompagna alla riscoperta di tradizioni, usi, costumi e momenti di vita ormai tramontati. Qui, in realtà, si materializza in parte quel patrimonio culturale che trova riscontro, tanto per fare qualche esempio, nelle ricerche di eminenti studiosi siciliani, come nei venticinque volumi della “Biblioteca delle tradizioni popolari” di Pitrè o in “Costumi e usanze dei contadini siciliani” di Salamone Marino. E sembra proprio riallacciarsi a questo concetto il fatto che il “Museo Mirabile” raccoglie e dedica una sezione alle pubblicazioni che narrano la nostra cultura popolare fortemente legata alla terra.
Un viaggio nel tempo per riscoprire, dunque, quella società rurale ancora condizionata fino alla metà del secolo scorso da retaggi feudali quando i contadini erano legati alla terra traendo da questa il misero sostentamento per la propria famiglia frutto di un anno di faticoso lavoro. Fatica che qui viene documentata dagli attrezzi agricoli: un aratro (aratu) di legno o di ferro ci racconta di quando gli animali da soma e i buoi sostenevano il lavoro dell’uomo; una falce (fauci), ci rammenta quando contadini e braccianti mietevano il grano, chini per terra, protetti da un ampio cappello per ripararsi dal sole cocente; un tumolo (tumminu), misura di capacità per il grano, ci fa comprendere come veniva compensato il duro lavoro dei campi.
Un viaggio nel tempo per addentrarsi fra i mestieri dell’artigianato ormai scomparsi quando ogni oggetto era il frutto della maestria di bravi artigiani che, peraltro, si dedicavano anche al recupero di quelli rovinati. Significativi gli attrezzi del conzalemmi, artigiano dedito a ricucire oggetti di terraglia come brocche, giare e vasellame rotti, che ci immette in una società dove ogni cosa poteva ritornare utile all’uso a vantaggio del risparmio. 
Un viaggio nel tempo per rivivere gli ambienti domestici attraverso il mobilio e gli oggetti d’uso quotidiano, antiquati ai giorni nostri talvolta per l’uso o per la forma o per il tipo di materiale, come un tegame di terracotta (pignatedda), una tazzina (cicara), una grattugia (grattalora).
In tutto ciò si percepisce l’importanza del “Museo Mirabile” che (grazie al suo fondatore che ha sottratto dalla rovina oggetti abbandonati nei sottotetti, nelle pagliere e casolari) bene documenta la civiltà rurale che caratterizzò la Sicilia, suscita interesse e riesce ad affascinare ed emozionare i visitatori, lasciando un segno sulla propria identità.
Data 02/04/2014
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Aprile 2014 22:15
 

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